Categories: Giurisprudenza

LE CONTRADDIZIONI DEL DECRETO ROMANI: IL WEB ASSIMILATO AD UNA GRANDE TV

Il decreto legislativo a firma del vice ministro con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, attende il parere delle Commissioni competenti della Camera, prima che l’attuazione in Italia della direttiva Ue sui servizi audiovisivi (2007/65/CE) diventi definitiva. Ma il testo che il governo si accinge a varare solleva non poche perplessità.
Il nocciolo della questione ruota intorno alla definizione di “servizio media audiovisivo” che il governo italiano, rispetto alla versione di Bruxelles, allarga fino ad includere “tutti i mezzi che trasmettono non occasionalmente immagini”, ponendo, sotto la stessa disciplina, televisioni, blog e internet provider. Se il testo passasse così com’è, dunque, verrebbe attribuita responsabilità editoriale (giuridica) anche a un blogger per i contenuti multimediali pubblicati o al provider per ciò che transita sui suoi server.
In realtà la normativa è piuttosto ambigua: da una parte si riconosce la non equiparabilità di un videoblog a un media televisivo a patto che non eserciti un’attività “principalmente economica” ma al tempo stesso lo si fa rientrare nella normativa se il contenuto audiovisivo “non ha carattere meramente accidentale”.
Niente viene detto sui fornitori di media audiovisivi che non risiedono nel nostro Paese (come Google o Facebook) ma non si impedisce alle autorità italiane di censurare il sito incriminato rendendolo inaccessibile agli utenti italiani.
Antonietta Gallo

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