Editoria

L’altra parte di Torino

La scena di qualche giorno fa in cui un poliziotto è stato assalito da un gruppo di facinorosi, anzi di criminali, è diventato l’ordine del giorno della discussione politica.

La destra accusa la sinistra di coprire chi usa la violenza per dissentire, la sinistra accusa la destra di non concepire il dissenso.

Il risultato è che prevalgono gli estremismi, da una parte e dall’altra, e subito arriva l’ennesima proposta di decreto-legge con nuove pene e nuove aggravanti, con la destra che contraddicendo la sua più importante battaglia ideologica rafforza il potere delle procure.

Il racconto mediatico degli scontri di ieri si ferma sul video dell’aggressione al poliziotto, dieci contro uno, armati, semplicemente dei criminali. E su questo c’è ben poco da dire, quel breve video è di per sé una condanna per i violenti che continuano a rovinare manifestazioni di dissenso in cui decine di migliaia di persone esprimono il loro dissenso.

Quello che manca nel racconto sono due fattori. Il primo riguarda la prevenzione che non si fa evitando le manifestazioni ma isolando prima i violenti, intercettando immediatamente le prime avvisaglie. Le forze dell’ordine non sono solo i celerini, ma anche e soprattutto le forze che fanno intelligence che conoscono perfettamente i nomi ed i cognomi dei violenti, sanno da dove vengono e dove vanno. Non bisogna impedire le manifestazioni, ma che alcune persone ci partecipino.

Il secondo punto è il racconto esatto di quanto accaduto ieri. Violenti scontri ci sono stati da una parte e dall’altra. Comprendo le ragioni di quanti dicono io sto con il poliziotto, se non altro perché le forze dell’ordine sono composte da uomini e donne che davvero si guadagnano la pagnotta, rischiando la vita ogni giorno. Ma spesso, e come a Torino in quest’occasione, la violenza non l’hanno subita solo i poliziotti ma anche alcuni manifestanti pacifici che si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.

E il posto sbagliato non può mai essere una manifestazione pubblica.

Enzo Ghionni

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