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LA UE BOCCIA ANCORA UNA VOLTA LA “GASPARRI”. “FAVORITE SOLTANTO RAI E MEDIASET”

Vi ricordate la procedura di infrazione che l’Unione Europea aprì, nel 2006, contro la legge Gasparri che aveva il dubbio obbiettivo di riordinare il sistema televisivo in vista del passaggio alla tv digitale? Ebbene, da allora nulla è cambiato. Il governo Prodi non ha avuto il tempo di approvare una nuova legge e con il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi la partita si è riaperta.
Il 13 gennaio, il Sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, ha scritto a Bruxelles proponendo la soluzione: l’assegnazione di 5 mutiiplex digitali (ognuno trasporta 5 canali) a Rai e Mediaset, il resto andrebbe alle altre emittenti e altri 5 multiplex verrebbero rimessi sul mercato tramite una gara (e qui accoglierebbe la richiesta Ue di ridistribuire parte delle frequenze liberate dal digitale). Ma è proprio questo il punto contestato dall’Ue. Alle aste, infatti, potranno partecipare anche Rai e Mediaset, che riuscirebbero, così, a mettere le mani anche sull’ultima fetta della torta.
Per questi motivi la Ue, in una missiva di 4 pagine, firmata dalla commissaria alla Concorrenza, Neelie Kroes, e dalla collega ai Media, Viviane Reding, ha bocciato le soluzioni proposte da Roma. La lettera sottolinea che con la proposta del governo “si consoliderebbe” anche nel digitale la posizione di privilegio della quale Rai e Mediaset hanno goduto in passato. Insomma, si eliminerebbe o ridurrebbe la concorrenza dei nuovi operatori e si limiterebbe la scelta dei consumatori.
La Kroes lancia anche una minaccia: se la situazione non verrà corretta, proporrà di “proseguire” la procedura e porterà l’Italia di fronte alla Corte di giustizia Ue. In questo caso, però, la procedura dovrebbe essere aggiornata perché il testo del 2006 fa riferimento a una norma del 2001, confermata dalla Gasparri e poi parzialmente modificato nel 2008. Dunque il procedimento originario oggi non sarebbe più difendibile di fronte agli euro-giudici, anche in considerazione delle caratteristiche che il mercato ha assunto negli ultimi anni con l’arrivo di nuovi operatori.
Ma non tutto è perduto, la soluzione per l’Italia c’è ed è la stessa Kroes a suggerirla: si potrebbero fissare “criteri obiettivi” per escludere alcune emittenti dalle gare per le nuove frequenze digitali, in modo da garantire la concorrenza. Si potrebbe fissare un “tetto” al numero di frequenze per ciascun operatore in modo che i big rimangano esclusi, del tutto o in parte, dalla corsa agli ultimi canali liberi dell’universo digitale.
Fabiana Cammarano

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