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La Stampa: “Elkann in Parlamento” ma il tema è (anche) quello di Big Tech

“Elkann venga in Parlamento”, la posizione dell’opposizione è chiara. In solidarietà coi giornalisti de La Stampa, ieri in sciopero contro le (poche, anzi assenti) novità sulla trattativa per la cessione del giornale, arriva l’appello della presidente della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, Barbara Floridia, che “convoca” il presidente di Stellantis in Aula. “Siamo accanto alle lavoratrici e ai lavoratori de La Stampa, che oggi hanno scelto di fermarsi per difendere il proprio lavoro e la dignità professionale. La loro mobilitazione richiama l’attenzione su questioni che non riguardano solo una redazione, ma il futuro dell’informazione e la tutela di chi ogni giorno garantisce un servizio essenziale al Paese”. Parole, queste, che uno non si sarebbe mai aspettato di udire da un rappresentante del Movimento Cinque Stelle. Quel (non)partito che avrebbe voluto stracciarli, i giornali, solo qualche anno fa. Che ha fatto di tutto per calpestare il pluralismo. Come si cambia, per non morire. L’importante è che persino loro ci siano (finalmente) arrivati. “E’ indispensabile fare piena luce sul percorso che riguarda il destino del giornale, sulle interlocuzioni in corso e sulle prospettive industriali. Allo stesso modo, è fondamentale assicurare tutele certe per quanto riguarda occupazione e retribuzioni, perché dietro ogni testata ci sono persone, famiglie, competenze che non possono essere trattate come variabili secondarie”. Quanta distanza, oggi, dai proclami di Beppe Grillo. Meglio così. “Per questo ribadiamo con forza che Elkann deve presentarsi al più presto in Parlamento. È necessario che venga a riferire in modo chiaro e trasparente su quanto sta accadendo, sulle intenzioni della proprietà e sulle garanzie che intende assumersi”.

Una volta tanto è d’accordo con Floridia pure il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri. Che invece di rivolgere un appello a convocare Elkann in Parlamento, centra il tema: la competizione, impossibile, coi giganti tech. “Sappiamo quello che rappresenta La Stampa, anche dopo le vicende di violenza e sopraffazione contro la libertà di stampa di cui è stata vittima, sottolineate anche dalla recente visita del presidente Mattarella a Torino. Esiste poi un tema più generale che riguarda tutta l’editoria, ed è quello dello sbilanciamento a livello mondiale verso i giganti della rete”. Su questo, Gasparri non fa sconti: “Nessuno vuole fermare la modernità, ma esistono dei problemi che vanno affrontati, come quello fiscale. Noi abbiamo un mondo digitale, che si occupa di editoria, di commercio e di tanti altri settori, che paga tasse irrisorie. Poi abbiamo un mondo reale, fatto di giornalisti, professionisti, imprenditori, tabaccai, che paga per tutti i servizi di cui ciascuno usufruisce, dalla sicurezza alle scuole. Non dobbiamo bloccare il progresso ma dobbiamo tutelare il diritto d’autore dai furti di contenuti che la digitalizzazione facilita. Sono questioni che hanno ricadute anche sugli assetti proprietari dell’editoria e che non possono essere ignorate”. Ecco, appunto.

Luca Esposito

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