Editoria

La sentenza della Corte Ue su Meta fa felice (anche) la Fieg

La sentenza della Corte di Giustizia Ue nei confronti di Meta sul caso dell’equo compenso che Big Tech deve corrispondere al mondo dell’editoria fa, evidentemente, felici proprio gli editori della Fieg. Che, nella querelle giurisdizionale, avevano preso parte ritrovandosi al fianco dell’Agcom, costretta a difendere la sua ordinanza dal ricorso presentato al Tar proprio dalla divisione europea di Meta. Per la Fieg, la sentenza della Corte Ue su Meta “ha riconosciuto la compatibilità con il diritto europeo della normativa italiana sull’equa remunerazione degli editori per l’utilizzo online delle pubblicazioni giornalistiche”. Nello specifico, secondo l’analisi degli editori, “la Corte europea ha chiarito che il diritto riconosciuto agli editori costituisce un legittimo corrispettivo economico per l’autorizzazione all’utilizzo online delle pubblicazioni e ha confermato la legittimità degli strumenti previsti dalla normativa italiana – inclusi gli obblighi di negoziazione, trasparenza e correttezza nelle trattative – finalizzati a garantire un equilibrio tra i diritti degli editori e la libertà d’impresa delle piattaforme digitali”.

C’è, dunque, da festeggiare. Il presidente Fieg Andrea Riffeser Monti ha spiegato: “La decisione della Corte di Giustizia europea conferma la validità del percorso intrapreso dall’Italia per tutelare l’informazione professionale nell’ecosistema digitale”. E ancora: “Viene riconosciuto un principio essenziale, per il quale ci battiamo da anni: i contenuti editoriali hanno un valore economico e democratico che non può essere ignorato né utilizzato senza un’equa remunerazione”. Un principio, questo, decisivo. Già, perché la democrazia si regge sul pluralismo e questo, a sua volta, è concretizzato e reso attuale dai giornali che creano, animandola e riempiendola di contenuti, l’agorà necessaria alla vita democratica. I social non sono altro che uno spazio, aziende che fatturano sfruttando, questo sì, il lavoro degli editori. Per il capo della Fieg, quindi, “si tratta di una pronuncia che rafforza il ruolo dell’informazione di qualità e degli investimenti sostenuti quotidianamente dagli editori per garantire ai cittadini un’informazione affidabile, pluralista e professionale”. E infine l’auspicio “che i principi affermati dalla Corte trovino ora piena e concreta applicazione, sbloccando le trattative pendenti e favorendo relazioni trasparenti ed equilibrate tra editori e piattaforme digitali, nel comune interesse della qualità dell’informazione e della democrazia europea”.

Luca Esposito

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