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LA PROPOSTA DELL’UPA PER RISANARE LA RAI

Rai pubblica, ma rifondata dal profondo. È questo il consiglio di Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente dell’Upa (Utenti pubblicitari associati), un organismo associativo che rappresenta le più grandi imprese che investono in pubblicità.
La diagnosi di Sassoli è impietosa e trova fondamento in uno studio condotto da Astra ricerche dal titolo emblematico e quanto mai attuale: «Rai, quale futuro?».
L’azienda del Tesoro ne esce come «indifendibile, scandalosa, ingovernabile, lottizzata, un ginepraio politico e gestionale che esternalizza tutto tranne i debiti e i problemi» senza valorizzare l’enorme patrimonio umano di ben 13 mila dipendenti e tecnologico.
La domanda sopracitata echeggia in modo inquietante ed è probabilmente lo stesso dubbio che affligge anche Monti e Passera. Piccola consolazione. I due “tecnici” avranno un consiglio in più che arricchisce il già ricco paniere delle opinioni. Il presidente dell’Upa motiva il suo intervento affermando che la sua azienda investe in Rai circa 1 miliardo di euro di pubblicità all’anno. La sua “cura” è alquanto articolata. Innanzitutto per Sassoli la Rai deve rimanere pubblica in quanto rappresenta la memoria storica del Paese e dell’identità nazionale. Dunque non va privatizzata, ma “solo” riformata a iniziare dalla proprietà che andrebbe “trasferita” ad una Fondazione (creata appositamente o già esistente non si sa) il cui statuto dovrebbe coincidere con il Contratto di servizio. Al primo posto dell’organigramma dirigenziale ci sarebbe un Consiglio di indirizzo, con la funzione di controllo e garanzia, nominato da cariche istituzionali come i presidenti di Camera e Senato, dalla Corte Costituzionale, dall’Agcom, e anche dalle regioni, dai comuni, alle associazioni dei consumatori e persino dalle Università. Avremo così una sorta di Commissione Vigilanza in teoria avulsa dalla politica e di estrazione alquanto variegata. Il Consiglio dovrebbe poi nominare il presidente che fungerebbe da collante con il cda, composto da non più di 7 membri, che a sua volta dovrebbe nominare un amministratore delegato responsabile della gestione e del rispetto delle volontà del Consiglio di indirizzo.

Dunque in ordine di importanza avremo un Consiglio di indirizzo, un presidente, un cda e un amministratore delegato.
Non finisce qui. Per Sassoli la Rai dovrebbe liberare una rete, ad esempio Rai2, dalla pubblicità.
In questo modo l’azienda di Viale Mazzini avrebbe un luogo affrancato dall’audience dove sperimentare e ricercare la qualità del servizio pubblico. Certo, si perderebbero dei soldi e anche tanti, circa 300 mila euro, ma si guadagnerebbe in credibilità e qualità.
Infine il canone. Il presidente dell’Upa consiglia di allegare l’imposta più odiata alla dichiarazione dei redditi o alla bolletta della luce. In questo modo si potrebbe ridurre l’enorme numero di evasori che sottraggono ogni anni 600 mila euro alle casse della Rai.
Fosse così semplice!
Egidio Negri

editoriatv

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