Ha scaldato gli animi degli internauti e non solo, la discussione della legge antipirateria, in questione poche settimane fa presso la Camera del Congresso degli Stati Uniti.
La legge, detta anche SOPA(Stop Online Piracy Act) avrebbe come obiettivo quello di coinvolgere i provider nel contrasto alla violazione del copyright in rete, e ad aumentare lo spazio di manovra delle aziende e dello stesse autorità federali nell’oscuramento delle pagine web in cui vengono sfruttati illegalmente contenuti coperti da diritto d’autore.
Il provvedimento sembra adottare misure ritenute eccessivamente censorie, ed ha provocato ampi dissensi tanto del partito dei democratici, attraverso le parole di Nancy Peloso, capogruppo dei Democratici alla Camera, tanto che dai signori del web che gestiscono importanti spazi in rete come Facebook, Twitter, Google ed E-Bay.
Al coro di proteste, si aggiunge la voce del gruppo dei paladini mascherati del web: «Anonymous».
In un video messaggio diffuso come sempre sul web, e denominato «Operazione Mayhem», si sono cosi’ rivolti contro quanti all’interno del governo statunitense, proponessero il varo della legge SOPA:
«Cari senatori, Noi siamo Anonymous.
È giunta alla nostra attenzione che 24 senatori hanno ritenuto necessario promuovere la «HR3261» – La legge contro la pirateria online (SOPA).
Se questa legge dovesse passare risulterebbe impossibile condividere liberamente informazioni sul web senza rischiare conseguenze legali.
Questa è censura diretta sulla nostra libertà di espressione e questo non può essere tollerato.
Abbiamo reso pubblici i dati personali dei 24 senatori che hanno promosso questa legge. Questa operazione permetterà ai cittadini, tramite le e-mail, fax lines e linee telefoniche dei senatori, di chiedere perché hanno scelto di sponsorizzare una legge così tirannica e suggerire di riconsiderare la loro posizione o affrontare la vendetta di Anonymous».
Incisive e dirette come sempre le parole di «Anonymous», che lasciano poco spazio a repliche e sembra chiaro che i pirati del web non digeriscano in alcun modo ingerenze politiche, in quello che è il controllo dei contenuti in rete.
D’altra parte con l’operazione Darknet, in cui il gruppo arrivò alla pubblicazione di circa 190 indirizzi IP di presunti pedofili, Anonymous ha dimostrato di non essere solo un irriverente contestatore del sistema, ma di volerlo cambiare, a modo suo.
Arianna Esposito
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