Il governo russo mantiene le promesse.
L’1 novembre, come annunciato dal Cremlino, è entrata in vigore, a pieno titolo, la nuova legge “sull’informazione, le tecnologie informatiche e la difesa dell’informazione”.
Il provvedimento, adottato dal governo di Vladimir Putin e pubblicato nella Gazzetta ufficiale Rossiyskaya Gazeta lo scorso mese di luglio, aveva già scatenato manifestazioni di dissenso da parte di Wikipedia, del motore di ricerca Yandex e del social network V Kontakte.
Il perché del disaccordo sta tutto nella natura stessa del provvedimento ritenuta troppo “censoria”.
Vista sulla carta, la legge mira a limitare l’accesso degli utenti Internet alle informazioni illegali che rappresentano una minaccia per la vita dei bambini, la salute e lo sviluppo, ma in pratica si traduce in un campo d’azione troppo arbitrario in cui i legislatori si trovano ad operare senza precisi vincoli.
Infatti è nei poteri della legge instaurare una “black list” di siti (consultabile sul sito web Zapret-info.gov.ru) la cui diffusione diventa vietata.
La lista non è accessibile direttamente: l’utente può inserire un indirizzo e poi controllare se questo ricade, o meno, nel bando.
Insomma, tradotto in soldoni, si tratta di un azione sanzionatoria svincolata dall’autorità del Tribunale, che passa direttamente dall’Organo deputato al controllo.
Una manovra che agli internauti, ma anche ai russi in generale, proprio non sembra piacere.
Il provvedimento, comunque, ha già fatto le prime “vittime”.
Sono state registrate, infatti, già quasi 2mila richieste di bando di siti Internet, di cui 7 soddisfatte e che riguarderebbero la pornografia infantile.
Il tutto a solo un giorno dall’entrata in vigore del nuovo regolamento.
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