Nel centro destra, alla fine, passa la linea Fini-Bongiorno che non dispiace alla Lega: cade dunque il divieto assoluto di divulgazione per gli atti di indagine che, dunque, potranno essere pubblicati per riassunto quando non saranno più coperti da segreto (ovvero dopo essere stati comunicati alle parti) anche se, poi, le intercettazioni continueranno a non poter comparire sui giornali fino al termine delle indagini preliminari.
Rimane il carcere per i giornalisti in caso di pubblicazione di intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione (proposta Bergamini). Ma il minimo della pena abbassato a 6 mesi farebbe scattare l’ammenda.
Il Pdl ha anche provato a sbrogliare la matassa dei presupposti per poter svolgere le intercettazioni: i “gravi” indizi di colpevolezza diventano “evidenti” per non sovrapporre l’asticella a quella già prevista per la custodia cautelare. Però il cambiamento non convince il Pd. “Il ddl Alfano è un regalo alla delinquenza perché per avviare le intercettazioni la polizia dovrà prima individuare un colpevole”, osserva Donatella Ferranti (Pd).
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