Le nuove norme sulle intercettazioni contenute nel ddl Alfano comportano una restrizione della cronaca giudiziaria non giustificata né proporzionata all’obbiettivo di tutelare la riservatezza dei cittadini. Lo ribadisce il direttore generale della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg), Alessandro Brignone, in un intervento pubblicato oggi da Il Sole 24 Ore.
La tutela della riservatezza è già prevista dalle norme vigenti, fa notare Brignone. Che sottolinea come l’abitudine di ricorrere a nuove leggi invece di usare quelle che già ci sono “diventa deleteria quando in gioco c’é la libertà e il diritto all’informazione”.
Le nuove disposizioni, ribadisce il direttore Fieg, sono “condivisibili laddove intervengono sulle modalità di esecuzione delle operazioni di intercettazione e sul rafforzamento delle responsabilità dei soggetti qualificati all’acquisizione di tali mezzi di prova”. Non lo sono, invece, “con riferimento all’estensione del divieto di pubblicazione delle notizie di rilevanza penale, all’aggravamento degli strumenti repressivi ex post , alla previsione della responsabilità dell’editore per il reato di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale”.
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