Il decreto proposto dal viceministro Paolo Romani (atto n. 169) è stato modificato in materia di web e piccolo schermo, sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama. Al Senato è stata data una definizione più dettagliata dei servizi media audiovisivo, per escludere giornali on line, motori di ricerca e versioni elettroniche delle riviste dagli obblighi di controllo sui contenuti, così come accade per i video on demand. La responsabilità editoriale non ricadrà, poi, sui provider che pubblicano on line contenuti altrui.
L’autorizzazione generale per i nuovi siti web sarà una mera dichiarazione di attività che andrà richiesta all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), senza comportare alcun controllo preventivo sui contenuti. Infine scompare l’obbligo di rettifica per le web tv.
In televisione, le telepromozioni sono consentite solo nell’ambito dei programmi, mentre il produci placement potrà portare prodotti commerciali anche all’interno di programmi sportivi. Per i canali a pagamento l’ordinamento sul telecomando del digitale terrestre sarà regolato in base ai criteri e ai blocchi espressi i dall’Authority. Spetta invece al ministero non solo assegnare il numero del telecomando alle emittenti ma anche sanzionare quelle che non rispettano la posizione assegnata: l’autorizzazione a trasmettere può essere revocata anche per due anni.
La richiesta è di lasciare invariate le norme del Testo unico, con le quote di trasmissione (il 10% per le tv private, il 20% per la Rai) e di investimento (il 10% dei ricavi per le private, il 15% per la Rai) nel prodotto indipendente europeo e le sottoquote per il cinema italiano, nonché con i diritti residuali da corrispondere ai produttori.
La commissione della Camera aggiunge infine, tra le altre, la proposta che la Rai sia sottoposta solo alle norme sulle società di capitali e alla giurisdizione ordinaria, in modo da consentirle di competere sul mercato.
Federica Liucci
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