Aria tempestosa a “Il Sole 24 Ore” con uno scontro nel Cdr, l’organismo sindacale di base dei giornalisti. Uno dei tre membri ha rotto il silenzio sulle trattative con l’azienda e ha svelato retroscena alquanto inquietanti con un messaggio ai colleghi. Nel corso dell’ultimo confronto, l’azienda ha illustrato il suo piano che punta a una riduzione del 10% del costo del lavoro. Secondo le intenzioni dell’azienda – che non è entrata nei dettagli – il taglio dovrebbe essere attuato attraverso: Cassa integrazione “con causale solidarietà” (con il Jobs Act la solidarietà è diventata una tipologia della Cigs); Smaltimento totale delle ferie arretrate in due anni; Telelavoro; Incentivazione al part time; Congelamento delle fasce, calcolo delle ferie secondo i parametri decisi nell’ultimo accordo di due anni fa; Prepensionamenti; Maggiore flessibilità dell’organizzazione del lavoro.
Dopo l’uscita di 10 giornalisti, gli esuberi calcolati dall’azienda sono 28 rispetto ai 38 di due anni fa, come se in questi anni non fosse cambiato nulla. E le copie che aumentano? Il bilancio che migliora? Qualcosa non torna in effetti, perchè quando l’editore parlò di 38 esuberi, il bilancio era negativo per 76 milioni all’anno, oggi la perdita annuale è sotto i 10 milioni. Attualmente “Il Sole 24 Ore” diffonde 369mila copie quasi alla pari con il Corriere della Sera. Delle 369mila copie, ben 235mila sono digitali (questi abbonamenti dovrebbero valere il 30 per cento (108 euro circa) di quello cartaceo (359 euro con lo sconto del 39% rispetto al prezzo di copertina).
L’azienda chiede che l’accordo sia firmato entro il 31 dicembre 2015. I tempi stretti equivalgono – si ritiene – a una pistola puntata alla tempia e fanno sorgere il dubbio che ci sia una volontà preordinata dell’azienda, visto che si sapeva da due anni che l’accordo sul contratto di solidarietà sarebbe scaduto a fine gennaio 2016.
I ponti di Sant’Ambrogio, le feste di Natale e lo smaltimento obbligato delle ferie dicono che ci sono pochi giorni utili fino alla fine di dicembre, scadenza che non è detto debba essere rispettata (e, anzi, secondo alcuni redattori, andrebbe ignorata).
Scrive il componente del CdR: “Ora, si può far finta che oggi non sia accaduto nulla, che l’incontro sia stato puramente informativo e interlocutorio, si può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia ma non si può ignorare il legittimo interesse della redazione a essere informata tempestivamente sui piani dell’azienda, che rischiano di avere un impatto sulla vita di tutti noi se non verranno contenuti. Ho atteso finora ma in mancanza di una disponibilità di metà Cdr a informare la redazione in tempi accettabili (e non dopo una settimana), mi vedo costretto a farlo io – che non ero presente all’incontro – con questa email. Nell’ultima assemblea era emerso l’orientamento preciso di dire no a nuovi stati di crisi, per cui continuo a ritenere necessaria la convocazione al più presto dell’assemblea per illustrare il piano dell’azienda e decidere la risposta da dare”. La partita è aperta. E si spera che torni la tranquillità almeno nel CdR. La redazione non si può permettere una crisi della sua rappresentanza.
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