Categories: Radio/TV

IL PUNTO SUL DIGITALE TERRESTRE (Marco Mele)

Niente è come prima: è lo slogan che accompagnerà la quarta conferenza nazionale sul digitale terrestre, in programma il 20 e 21 gennaio all’Auditorium di Roma.
Se c’è una vicenda senza un prima, è proprio quella del digitale terrestre. Il cambiamento portato dal digitale è indubitabile ma il modello italiano si basa sulla continuità tra assetto analogico e assetto digitale. Lo stabilisce la legge Gasparri, quando autorizza a trasmettere in digitale solo chi già lo fa in analogico e prolunga le concessioni esistenti sino al passaggio finale al digitale.

Niente è come prima ma può andare peggio. I primi dati degli ascolti in Sardegna lo dimostrano: come in tutta Europa, le principali reti generaliste perdono una quota di ascolto a vantaggio di canali specializzati, tematici o di nicchia. In Francia cinque editori diversi, pubblici e privati, stanno lanciano cinque canali in Alta Definizione, tanto per fare un esempio.

In Italia è Rai4 che recupera quanto perduto da Rai1 e Rai3 (novembre è il mese dell’Isola su Rai2…). Mediaset deve cedere ascolti a Sky perchè ha puntato su un’offerta prevalentemente a pagamento, che non “paga” in termini di ascolto ma semmai di introiti e dividendi.

L’alternativa alla tv generalista finisce per diventare il quarto, quinto o sesto canale dell’editore generalista. Rai, Mediaset e Sky, secondo l’ultimo Rapporto sull’Industria della Comunicazione dello Iem (Istituto Economia dei media) controllano il 92% delle risorse del sistema.

Europa 7 è stata sistemata con un canale VHF che, al massimo, potrà coprire attorno al 70% della popolazione con un costo elevato per costruire la rete.

Mediaset ha ancora molte frecce nel suo arco: non ha lanciato l’annunciato canale Bis accanto a Iris, bello ma elitario, ed è entrata in vigore la modifica al Regolamento sulla pubblicità che le consentirà, tra l’altro, di fare autopromozione ai suoi canali gratuiti sui canali analogici (autopromozione non inclusa nell’affollamento pubblicitario).

Niente è come prima, è vero: i satelliti minori del sistema tv faticano a restare sul mercato. Rete A-Alla Music è in vendita ma non trova compratori. La 7 idem e forse potrebbe trovarli perchè le sue frequenze fanno gola, non certo il posizionamento e le quote di mercato. Tantomeno i suoi conti. C’è pure chi rinuncia dopo aver vinto la selezione per trasmettere nel 40% della capacità trasmissiva di Rai e Mediaset, come Nbc-Universal. Air Plus compra la pay-per-wiew da Telecom Italia Media ma ha già ridimensionato i propri programmi.

Le tv locali si sono accorte adesso (assemblea della Frt, intervento di Maurizio Giunco) della trappola mortale del digitale terrestre: la sperequazione delle risorse analogiche permetteva loro comunque di sopravvivere. Ora ci vogliono soldi “veri” per convertire la rete regione per regione e soldi per produrre più contenuti. Nè, a questo punto, ci sono molti acquirenti: Mediaset ha già fatto il pieno, Sky non può operare su frequenze terrestri sino al 2011, la Rai cerca soldi per convertire gli impianti che ha. Si rischia un boom del porno, tra digitale terrestre e satellitare.

I produttori di contenuti cercando di alzare la voce, di far capire che, se gli acquirenti non sono in competizione tra loro, dopo che Mediaset ha acquistato alcuni tra i maggiori produttori (Endemol, TaoDue, Medusa, Fascino, Mediavivere), è impossibile recuperare quote di diritti e rafforzarsi a livello di capitale dovendo dipendere da un solo forno, o un forno e mezzo con le poche fiction di Sky.

La logica – imposta agli editori di canali tematici e ai produttori di contenuti – è quella del più forte, è quella del “prendere o lasciare (o, meglio, “prendere o chiudere)”. Antitrust e Agcom cosa fanno? Regolano i margini, i dettagli, le sfumature mai la sostanza della concentrazione televisiva (e l’assenza di pluralismo nell’informazione).

Al posto del duopolio c’è un tripolio ma sempre una struttura oligopolistica rimane. E le risorse del sistema – chiedere alla Siae per i diritti d’autore – si riducono rispetto al resto d’Europa, perchè i tre poli possono impostare politiche di cost saving a scapito del resto del settore e al riparo dalla concorrenza. Se poi Mediaset e Rai si accordano con Sky, il cerchio è chiuso. Se, invece, Mediaset e Rai sfidano Sky a partire da Tivù, la piattaforma satellitare che partirà verso maggio-giugno, si avrà una guerra interna al tripolio. Questa è la viariabile principale che ci attende…

Tutto questo riuscirà a emergere alla Conferenza Nazionale di Roma? Qualche dubbio è lecito.

In ogni caso, è vero, Niente è come prima. Rischia di essere peggio di prima.

editoriatv

Recent Posts

Lamezia, stop al canone per le edicole: “Difendere identità, cultura e lavoro”

A Lamezia Terme il dibattito sulle edicole e sull’occupazione del suolo pubblico torna al centro…

19 ore ago

Le notizie e l’Ai, la grande lezione di Papa Leone

La lezione di Papa Leone, le notizie che non vanno nascoste ma che devono servire.…

21 ore ago

Gedi, Slc Cgil chiede impegno sui livelli occupazionali ad Antenna

Slc Cgil chiede impegni ad Antenna sui livelli occupazionali nel gruppo Gedi. Il sindacato, uscito…

2 giorni ago

Telemarketing, il Garante privacy sanziona Enel Energia per oltre 500mila euro Dati dei clienti trattati a fini promozionali senza consenso

Il Garante privacy ha irrogato a Enel Energia una sanzione di oltre 500mila euro per trattamento illecito…

2 giorni ago

Mondadori presenta un’offerta per Hoepli

Hoepli, si fa avanti Mondadori. Spunta l’offerta per rilevare il ramo scolastica della casa editrice…

2 giorni ago

I giornalisti lombardi aderiscono allo sciopero: “Diritti, tutele e soldi”

L’Associazione lombarda dei Giornalisti sarà in campo: il 27 marzo le penne lombarde resteranno ferme…

3 giorni ago