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“IL MUCCHIO” A RISCHIO CHIUSURA. PER SCONGIURARLA SERVONO ALMENO 2000 ABBONAMENTI

Non è un periodo facile per la storica rivista romana “Il Mucchio”. Entro fine gennaio il mensile dovrà arrivare ad un minimo di 2000 abbonamenti per salvarsi. Ad annunciarlo è la stessa rivista che sul suo sito spiega le ragioni che hanno portato a chiedere ai lettori di sottoscrivere un abbonamento in supporto della rivista.

Abbonamenti che serviranno per colmare i tagli ai contributi statali per l’editoria. I tagli, come scrive Daniela Federico (attuale direttore) sul sito Il Mucchio.it, riguardano il 15% tolto retroattivamente sui contributi riferiti al 2010, mentre per il 2011 sono preannunciati tagli per il 50%.

LA POLEMICA –
Nel 2011 Max Stefani, allora direttore nonché fondatore della rivista, aveva dato le sue dimissioni attuando così una rivoluzione non di poco conto. Un divorzio che ha lasciato molti strascichi, come la polemica nata sul web, quando lo stesso Stefani qualche settimana fa, attraverso un post su Facebook aveva annunciato che Il Mucchio avrebbe chiuso: “Il Mucchio chiude. Mi scrive l’avvocato del Mucchio/Stemax Coop. che, fatto salvo l’uscita di fascicolo di gennaio, a inizio anno la società va in pre-liquidazione. Chiude l’ufficio, licenziati tutti gli assunti. Tutti gli aventi diritti a compensi, compreso il sottoscritto ma anche tutti i coll. che hanno lavorato gratis nel 2011 in attesa dei pagamenti a dicembre, potranno rivalersi nelle sedi adatte etc etc. Una bruttissima fine. Nel modo peggiore. Gli assassini? Il Governo Monti con i tagli all’editoria “assistita” (anche retroattiva agli anni 2010-2011), una amministrazione “ballerina” e un forte calo di vendite dovute al mio allontanamento dalla direzione a febbraio dello scorso anno. A Blow Up e Rumore fanno festa (5000 lettori da spartirsi) e tutto sommato pure io anche se con una profonda tristezza nell’animo. È come perdere un figlio che hai fatto nascere e crescere per 33 anni. Te lo hanno sequestrato e l’hanno fatto morire. In conseguenza di ciò sto preparando un nuovo giornale che uscirà a maggio, con vecchi e attuali collaboratori del giornale nonché nuove firme. Di questi tempi pare una pazzia ma mi sono sempre piaciute le imprese impossibili. Insomma … si riparte!”
LA REPLICA –
Pronta la risposta dell’attuale direttore che attraverso il sito scrive: “È, innanzitutto, falso che la rivista chiuda e che la società sia in stato pre-liquidatorio. Verosimile, invece, che la stessa Stemax sia costretta, in ragione dei recentissimi tagli ai contributi all’editoria attuati dal Governo Monti, a chiudere l’attuale redazione e a terminare il rapporto con alcuni dipendenti. Ciò che, per chiarezza, non vuol affatto dire che Il Mucchio non sarà più pubblicato: si utilizzeranno, semplicemente, strumenti più snelli ed economici (come accade per il 90% delle riviste)”. Nel seguito del messaggio (che è possibile leggere a questo link: Il Mucchio.it) il direttore afferma che sia per quanto riguarda i collaboratori non saldati nel 2011 sia per quanto riguarda il calo delle vendite, le notizie date da Stefani sono da ritenersi false.

Mentre i commenti corrono sul web, la rivista è riuscita ad arrivare a metà strada superando di poco i 1000 nuovi abbonamenti. Una situazione, quella del mensile, che non ha lasciato indifferenti artisti come i Marlene Kuntz, che solidali con il Mucchio hanno pubblicato sul proprio sito il link dell’iniziativa: Sostieni il Mucchio.

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