Categories: Giurisprudenza

IL GOVERNO AL LAVORO SU “LIBERALIZZAZIONI E PROFESSIONI”

Il Governo si appresta a fare il punto sulle linee di riforma già tracciate con le manovre dello scorso anno e apre un dossier dal titolo “liberalizzazioni e professioni”. I principi finora messi sulla carta, che aspettano norme attuative, sono:
accesso libero alla professione (eventuali limitazioni nel numero sono ammesse per “ragioni di interesse pubblico”);
obbligo di formazione continua per i professionisti sulla base dei regolamenti emanati dal Consiglio nazionale di categoria;
tirocinio, effettivo, non più lungo di 18 mesi;
equo compenso di natura indennitaria al tirocinante;
il compenso spettante al professionista è stabilito dalle parti: le tariffe non costituiscono più un parametro per la formazione della parcella tra professionista e cliente privato. Si tenta cioè di togliere di mezzo un valore minimo verso cui si poteva cristallizzare il corrispettivo.
Il professionista deve stipulare una polizza peri rischi derivanti da attività professionale;
occorre distinguere gli organi istituzionali da quelli chiamati a istruire e decidere le questioni disciplinari;
la pubblicità informativa – specializzazioni, titoli professionali, compensi – è libera.
Con la legge di stabilità (legge 183) si è consentita la costituzione di società professionali, anche di capitali, senza escludere apporti da parte di soci finanziatori non iscritti all’Ordine. Non si prevede alcun limite nella partecipazione, anche se l’attività professionale è riservata agli iscritti all’Albo. Un regolamento deve disciplinare, nel dettaglio, le società. Così come con regolamento devono essere riformati gli ordinamenti professionali. C’è tempo fino al 12 agosto.
Gli Ordini, attraverso il Cup – il Comitato che ne rappresenta una buona parte – chiedono di essere ascoltati e si dichiarano pronti a una riforma che ammoderni la struttura.

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