Il Giornale alza la voce: “Ora l’editore ci deve ascoltare”

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I giornalisti de Il Giornale vota la fiducia al direttore Augusto Minzolini ma ribadiscono la loro ferma intenzione di farsi sentire dall’azienda a cui rivolgono, ormai da tempo inascoltati, alcune proposte utili per rilanciare il giornale. Dopo i tagli al personale e agli stipendi, i trasferimenti e le chiusure, il quotidiano milanese chiede di riprendere i fili di un dialogo evidentemente interrotto per rilanciare il Giornale. Il comitato di redazione, dunque, ha alzato la voce e ha rimesso sul tavolo le sue idee e opinioni.

Il cdr, in una lunga nota, ha reso conto del fatto che l’ assemblea dei giornalisti del Giornale, “in seguito al riassetto redazionale, ha votato la fiducia al direttore Augusto Minzolini. La fiducia accordata riflette la consapevolezza della difficile situazione in cui il direttore si è trovato a operare, soprattutto per scelte precedenti il suo arrivo al Giornale”. Quale sia lo scenario è presto detto. “Per questo, nello stesso tempo, i giornalisti del Giornale ricordano ai lettori che da tre anni hanno accettato di lavorare a fronte di un taglio arrivato sino a un massimo di circa il 20% degli stipendi e con un organico ridotto in misura ancora maggiore per effetto delle uscite, dei prepensionamenti e della chiusura della redazione romana”.

Un momento lunghissimo, denso e interminabile. Il comitato di redazione ha ricordato che i giornalisti de Il Giornale lavorano da “tre anni che, dallo scoppio della pandemia, alle tre crisi di governo e il Quirinale, fino alla guerra in Ucraina, hanno richiesto un impegno straordinario, fornito esclusivamente per senso di responsabilità e appartenenza”. E dunque “ricordano anche all’ editore che, a fronte della totale collaborazione e accettazione delle richieste che ci sono state fatte o imposte (come l’ inspiegabile scelta di trasferirci in locali insufficienti e del tutto inadatti alla fattura di un quotidiano), non abbiamo ancora avuto nessuna risposta a quelle che invece erano le nostre richieste e proposte”.

Ecco le proposte-istanze che, spiegano i giornalisti de Il Giornale, “ è bene dirlo, non sono mai state di tipo economico, bensì redazionali, editoriali e digitali (a partire dalla clamorosa separazione tra carta e on line), nell’ interesse dell’ editore stesso. Tutte proposte che per l’ azienda erano a costo zero, ma che sono state regolarmente rinviate o inevase e per le quali la redazione non è più disposta ad attendere oltre”.

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