Il nuovo governo Monti potrebbe essere l’occasione adatta per smarcare definitivamente la Rai dal giogo dei partiti, sia di destra che di sinistra. Troppe volte si è plasmata a fortino della maggioranza di turno, con evidente perdita di credibilità, autorevolezza e libertà, in barba al tanto invocato pluralismo.
L’Usigrai fa la sua parte e Carlo Verna, intervenendo a Catania alla protesta itinerante battezzata “Riprendiamoci la Rai”, afferma: «Occorrono delle regole che consentano alla Rai di essere guidata da persone che sono indipendenti rispetto ai partiti. Tenendo conto che a marzo del 2012 scade l’attuale Consiglio di Amministrazione. Se venisse rieletto con lo stesso criterio ci troveremmo di fronte agli stessi scempi che abbiamo visto negli ultimi giorni: si è costretti a moltiplicare le nomine perché si deve accontentare a destra e a sinistra. Tutto questo non va bene, non è più accettabile. È intollerabile dal punto di vista sociale».
Verna sottolinea la natura “bifronte” della Rai che, seppur pubblica e finanziata dal canone, è sul mercato e deve rendere conto degli ascolti. Per il segretario Usigrai bisogna ridefinire in maniera chiara e trasparente l’assetto aziendale e giuridico nonché, se necessario, la natura del canone.
«Non si può lasciare ancora l’azienda di viale Mazzini nelle mani dei partiti, non si può pensare che gli attuali vertici abbiano la credibilità necessaria per dare una scossa positiva, né si può rieleggere il cda coi meccanismi della legge Gasparri», aggiunge Verna.
L’iniziativa “Riprendiamoci la Rai” è sostenuta anche dal Pd. Per il senatore Enzo Bianco, i giornalisti combattono per una giusta causa: il generale impoverimento della programmazione e dell’azienda, una protesta che per l’esponente Pd andrebbe oltre le mere questioni di contratto. Inoltre, è di pochi giorni fa il “manifesto in difesa del servizio pubblico radiotelevisivo”, che sarà pubblicato il 29 novembre al Circolo della Stampa di Milano, un’iniziativa aperta a tutti: per aderire basta apporre la propria firma attraverso il web.
Al di là della buona volontà di addetti ai lavori e cittadini cambiare il “vecchio carrettone pubblico” resta una sfida non da poco per il neonato governo Monti.
Egidio Negri
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