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IL CDA DELLA RAI, ESATTAMENTE COME I PRECEDENTI, È FUORILEGGE

“L’attuale consiglio di amministrazione della tv pubblica, esattamente come i precedenti, è fuorilegge”. Lo scrive Peter Gomez su www.IlFattoQuotidiano.it. La legge Gasparri, all’articolo 20, prevede che possono essere nominati membri del consiglio d’amministrazione della Rai […] persone di riconosciuto prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza di comportamenti, che si siano distinte in attività economiche, scientifiche, giuridiche, della cultura umanistica o della comunicazione sociale, maturandovi significative esperienze manageriali. “Sebbene la norma sia chiarissima – continua Gomez – tra i sette membri del cda scelti dalla commissione parlamentare di vigilanza siedono ben quattro ex parlamentari, un ex manager Fininvest e un ex direttore di un giornale di partito. Il consiglio di amministrazione infatti è composto, tra gli altri, da Giovanna Clerici Bianchi, per due volte parlamentare della Lega, Rodolfo De Laurentis, ex parlamentare dell’Udc, Alessio Gorla, ex funzionario del Biscione e organizzatore della campagne di Forza Italia del ’94, Guglielmo Rositani, più volte parlamentare missino e di Alleanza Nazionale, Antonio Verro, ex parlamentare di Forza Italia ed ex manager Edilnord, Nino Rizzo Nervo, ex direttore di Europa, il quotidiano del Pd, e Giorgio Van Straten, uno scrittore amico di Walter Veltroni”.
Per il noto giornalista, si tratta dell’ennesima dimostrazione di come, nella vita pubblica italiana, la democrazia è ormai degenerata in partitocrazia. “Sia perché i nostri partiti (quasi tutti) non rappresentano più gli elettori, ma esclusivamente le proprie classi dirigenti: cioè un’oligarchia che occupa (abusivamente) ogni ganglio della società. Sia perché i cittadini possono contare nella cosa pubblica e far valere la loro voce anche senza il tramite dei partiti”.
“Ai vertici della tv pubblica, per esempio, potrebbe benissimo esserci un consiglio di amministrazione i cui membri vengono scelti dai lavoratori della Rai, dai rappresentanti degli abbonati, delle università, delle associazioni dei consumatori, dei sindacati degli artisti e tante altre realtà. Oppure ci potrebbe essere una fondazione indipendente come accade in Inghilterra e in altri paesi del nord Europa”.
“I partiti sono infatti il sistema con cui i cittadini dovrebbero farsi rappresentare in parlamento, nei comuni e nelle regioni. Non in tutto il resto. Negli ospedali conta (o meglio dovrebbe contare) la bravura dei manager e dei medici. Non la loro casacca politica. Nelle tv la qualità dei programmi e la loro indipendenza. Non il colore della tessera”.

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