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IL CASO LAVITOLA PREOCCUPA I GIORNALI EDITI ALL’ESTERO. NECESSARIA MAGGIORE TRASPARENZA

Franco Siddi, segretario dell’Fnsi, ne è convinto: “Servono maggiori controlli sul sistema di finanziamento all’editoria”. ”Nel sistema attualmente, e il caso Lavitola ne è un esempio – ha aggiunto – si infiltrano con agile formalità personaggi che riescono ad acquisire ingenti finanziamenti pubblici e con intenti che non sono finalizzati ad ampliare la capacità di informare l’opinione pubblica del Paese”.

ItaliaChiamaItalia lo ha detto mille volte: occhio ai contributi all’editoria, a chi vanno, come e perché vengono erogati, anche per ciò che riguarda i giornali italiani all’estero. Ma abbiamo trovato di fronte a noi sempre e solo un muro di gomma: nessuna ammissione di responsabilità, solo una difesa ad oltranza della categoria. La Fusie, la Federazione unitaria della stampa italiana all’estero, che fa? Dorme? Esistono già dei casi, anche molto conosciuti, di persone che hanno falsificato fatture per ricevere più contributi: perché non sono stati denunciati con forza? E perché chi ha provato a lanciare l’allarme, è sempre stato lasciato solo? La Fusie a che serve, se non aiuta a combattere il malaffare e gli imbroglioni, che esistono, ahinoi, anche fra gli editori italiani nel mondo?

E la politica? Gli eletti all’estero? Anche in questo caso semplici manichini in vetrina… Fermi, immobili.

Anche Gente d’Italia, il quotidiano diretto da Mimmo Porpiglia, oggi lo scrive chiaro: “Noi lo stiamo predicando da sempre: controlli, controlli, controlli. I contributi devono andare soltanto a quotidiani e periodici veri, confezionati da giornalisti veri e venduti nelle edicole…”. E ancora: “Perche’ alla Presidenza del Consiglio Dipartimento Editoria non si comincia a mandare in giro ispettori visto che la Guardia di Finanza non puo’ – cosi’ dicono – operare all’estero????”.

Basta con i Lavitola di turno, invoca il giornale di Porpiglia. E noi siamo d’accordo.

Ancora la Fnsi ribadisce “che i fondi pubblici sono necessari per sostenere un sistema dell’informazione che non viva solo della sua dimensione commerciale, ma che vadano anche impedite e stroncate le operazioni truffaldine. Occorre continuare ad innalzare l’asticella delle regole e dei controlli per impedire che pochi soggetti, abilissimi quanto sconsiderati nel costruire ‘scatole’ per succhiare soldi pubblici, danneggino il sistema dell’editoria plurale e profittino del lavoro e della buona fede di tanti operatori”.

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