Categories: Giurisprudenza

IDV CHIEDE CHIARIMENTI SUL FUTURO DELLA SEDE AGCOM DI NAPOLI. MA LE “GRANE” DI CALABRÒ NON FINISCONO QUI

Il deputato Nello Formisano (Italia dei valori), componente della commissione di vigilanza Rai, ha depositato un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio «per conoscere i motivi per i quali la sede dell’Autorità per le telecomunicazioni, individuata nella città di Napoli, stia subendo un progressivo depauperamento».
Secondo le ultime notizie, il Presidente dell’Autorità, Corrado Calabrò, avrebbe abbandonato l’idea di chiudere la sede napoletana, dopo che la vicenda, a seguito di una ‘denuncia’ sollevata dal consigliere regionale del Pdl e componente l’ufficio di presidenza, Bianca D’Angelo, aveva assunto le dimensioni del tormentone. Le rassicurazioni fornite da Calabrò nel corso di un’audizione presso la commissione affari costituzionali sono però solo un punto di partenza. «Attendo con altrettanta chiarezza – ha specificato Bianca D’Angelo – analoghe parole di rassicurazione da parte dei vertici dell’Agcom sulla necessità di fermare ogni processo di ridimensionamento della sede partenopea». «Ormai a Napoli – ha dichiarato la D’Angelo – presso gli uffici del centro direzionale lavora un terzo del personale complessivo dell’Authority e ciò accade nonostante un decreto della presidenza del consiglio dei ministri del 2007 imponga pari condizioni di funzioni e personale tra le sedi di Roma e Napoli».
Le “grane” di Calabrò però non finiscono qui. L’interrogazione di Nello Formisano si aggiunge a quella di Elio Lannutti che chiede chiarimenti sulle procedure concorsuali messe in piedi dall’Agcom per assumere il personale dirigente. Su Calabrò pesano accuse di raccomandazioni, posti pilotati, concorsi su misura, conflitti di interessi, illegittimità e abusi sull’utilizzo del personale. E poi strani progetti di bilancio. Tutti movimenti che, alla fine, si intrecciano con la chiusura della sede partenopea.
Per i sindacati interni dell’Autorità, Calabrò ha scelto con chiamata diretta numerosi dirigenti e direttori tutt’ora in servizio dando l’impressione di volerli fare assumere prima della conclusione del suo mandato come Maria Antonia Garzia (in precedenza capo di gabinetto del Ministro Melandri), Giulietta Gamba (moglie di d’Alberti ex commissario Antitrust, amico personale di Ranieri e consulente ufficioso di Napolitano), Sabrina Agresta (ex capo segreteria commissario straordinario emergenza rifiuti Campania Catenacci). Lo scorso agosto, l’Autorità ha deliberato nuovi bandi di concorso tra i quali uno, secondo i sindacati, fatto “su misura” per l’inserimento della dottoressa Giulietta Gamba. Falbi-Confsal e Sibc-Fisav hanno denunciato alla Corte dei Conti le situazioni di illegittimità e gli abusi. L’esposto ha riassunto uno precedente fatto al tribunale del Lavoro ma – sorpresa – in udienza di prima discussione, a difendere l’Autorità è stata delegata proprio la dottoressa Maria Antonia Garzia, magistrato fuori ruolo proprio nel Tribunale e nella sezione in cui si è discusso l’esposto. In un’interrogazione parlamentare Elio Lannutti solleva un’altra perplessità: «perchè la dottoressa Garzia fosse promossa capo del personale è stato chiesto un nulla osta al CSM. Che l’ha concesso: mai nella storia era stata data tale possibilità a un magistrato».
In più – secondo l’accusa -risulterebbe che l’Autorità non ha provveduto a ridurre le consulenze al 20 per cento dell’importo speso nel 2009, come invece prescritto dalle misure di contenimento della spesa pubblica. In sede di approvazione del bilancio di previsione l’Autorità è stata costretta a non approvarne il relativo progetto perché mancava la necessaria copertura e così ha chiesto alla presidenza del Consiglio di poter incrementare la quota del contributo a carico degli operatori del settore e la richiesta di trasferire la sede legale dell’Agcom da Napoli a Roma per risparmiare. La Ragioneria generale dello stato, chiamata in causa dalla presidenza, ha bocciato il progetto. Anche la Commissione di Garanzia dell’Agcom, chiamata a esprimere il proprio parere, ha giudicato “pericolosa” la gestione del prospettato bilancio evidenziando la scarsa trasparenza ed inaffidabilità.

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