I server del futuro prossimo saranno più piccoli, resistenti alle condizioni ambientali dei deserti e capaci di gestire dieci volte i dati prodotti oggi da Internet. A realizzarli, annuncia l’Ansa che riporta una nota pubblicata dall’Ibm sul suo sito, sarà la casa statunitense insieme all’istituto olandese per la radioastronomia e alla National Science Foundation sudafricana. Il loro “banco di prova”, scrive Ibm: sarà lo Square Kilometer Array, il più grande radiotelescopio al mondo in costruzione in Sud Africa. La partnership avrà una durata di quattro anni, e svilupperà dei microserver basati su chip impilati in tre dimensioni e raffreddati a liquido, oltre agli algoritmi necessari a decodificare i dati del radiotelescopio, che studierà le origini dell’universo. I rappresentanti delle tre istituzioni collaboreranno in remoto, ma anche nel nuovo Astron and Ibm Center for Exascale Technology di Drenthe, in Olanda, e attraverso la piattaforma virtuale Dome, accessibile a tutti i ricercatori interessati alla materia. “Il progetto ha implicazioni che vanno molto oltre l’astronomia” spiega Ton Engbersen, leader del progetto, che poi aggiunge: “questi avanzamenti scientifici aiuteranno a costruire la fondazione di una nuova era di calcolo, con tecnologie che imparano e ragionano”.
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