Editoria

I protocolli di Sion ai tempi dei social network

La notizia non riscontrata ai tempi di Vito Crimi diventa fake news. E come sempre quando tutto viene classificato con uno spot, il confine tra una notizia riscontrata e una fesseria diventa labile, sfumato. Ma in realtà la tecnica con cui vengono diffuse le notizie false è sempre la stessa, si parte da un documento pubblicato, la cui lettura non è altro che un’eventualità, e da lì si parte per le più diverse traiettorie: e così non diventa difficile dimostrare che la terra è piatta, che gli aerei lanciano scie per controllare i nostri pensieri, che il CoVid19 è una fantasia di Big Pharma o qualsiasi altra congettura.

Senza alcuna necessità di riscontrare la qualità della fonte primaria, il documento di partenza, in quanto la stessa pubblicazione gli attribuisce affidabilità; mentre tutto quanto pubblicato dimostri la falsità del documento rientra negli oscuri disegni dei complottisti. Storia vecchia, vecchissima, quanto quella dei protocolli di Sion la cui struttura ha un’inconsueta attualità.

La storia è nota, Mathieu Golovinskii sulla scorta del “Dialogo tra Machiavelli e Montesquieu” di Maurice Joly, scrisse il documento che è passato alla storia appunto con il nome dei protocolli. I servizi segreti dello Zar, che avevano commissionato il testo a Golovinskii, attribuirono il documento a una setta di ebrei e fu così che i protocolli divennero la dimostrazione dell’esistenza di un complotto giudaico per condizionare la politica internazionale. I protocolli sono la radice dei pogrom in Russia e nell’Europa orientale e dell’odio nazista per il popolo ebreo. Quel falso documento scritto da un abile falsificatore ha fatto più morti della bomba atomica. La falsità dei protocolli è stata dimostrata da Micheil Lepekhine, con una puntuale inchiesta pubblicata sul Times quasi cento anni fa, ed è stata certificata negli ultimi cento anni anche dal Governo russo.

Ma nonostante questo, oggi, nel 2020, i protocolli continuano ad essere pubblicati, stampati e venduti in tutto il mondo. In molti Paesi islamici ogni nuova pubblicazione di questo testo, spesso con nome diverso, viene promossa come la scoperta di un nuovo complotto sionista e riaccende l’odio verso Israele. La storia dei protocolli trascende il caso specifico e assume quindi una valenza generale, quello della potenziale diffusione, e dei letali effetti, dei documenti falsi che individuando un nemico, svelando l’esistenza di un complotto, legittimano l’odio popolare, l’intolleranza, la guerra. Oggi, con la diffusione dei social network e di centinaia di milioni di teste vuote con fumose criniere chine a battere sulle tastiere l’argomento richiederebbe molta ma molta attenzione.

Enzo Ghionni

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