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Governo chiamato a decidere sulle frequenze tivù: i pro e i contro del beauty contest

Tra i temi caldi che il nuovo governo è chiamato ad affrontare c’è sicuramente quello relativo all’assegnazione gratuita delle frequenze per la tv digitale terrestre. L’esecutivo sta approfondendo il tema, come ha ribadito anche sabato 10 dicembre il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, ma è certo che il ‘beauty contest’, resta uno dei dossier scottanti per la nuova squadra del premier Monti. Pd, Idv e Fli stanno insistendo per arrivare a un’asta, che porterebbe nelle casse dello Stato ingenti risorse – le stime variano dai 2 ai 16 miliardi – e potrebbe quindi contribuire ai saldi della manovra, ipotesi sulla quale anche la Lega si è detta pronta a votare. Resta ferma, invece l’opposizione del Pdl.
La commissione tecnica che deve decidere sull’assegnazione, nominata dall’ex ministro Paolo Romani, intanto è al lavoro per valutare i requisiti dei nove contendenti: la pratica – salvo sorprese – potrebbe essere chiusa entro fine anno dopo il colpo di scena dell’uscita di Sky che si è chiamata fuori dopo aver presentato ricorso contestando «i tempi troppo lunghi e le regole che oggettivamente favoriscono i concorrenti già presenti sul mercato come Rai e Mediaset». Tuttavia sulla procedura stanno pesando anche i ricorsi presentati sempre al Tar da Rai e Telecom Italia Media, discussi probabilmente il 13 dicembre prossimo.
La tv pubblica, Mediaset e Ti Media sono in gara per i due multiplex destinati ai soggetti già presenti sul mercato. 3 Italia, Canale Italia, Prima Tv e Europa 7, dopo l’uscita di Sky, restano gli unici concorrenti in lizza per i tre blocchi destinati ai nuovi entranti mentre la società controllata per la maggior parte dal gruppo Telecom Italia è la sola in gara per il canale per lo standard di nuova generazione del digitale terrestre DVB-T2. Il procedimento del ‘beauty contest’ scelto dall’Italia per evitare la procedura d’infrazione avviata dall’Unione europea per alcune norme della legge Gasparri ha avuto il via libera di Bruxelles, che si è riservata di verificare il ‘pieno rispetto’ delle norme europee e la reale apertura del mercato. Domenica 11 dicembre è apparso su Twitter un falso messaggio da un account fasullo del ministro Passera, che escludeva ulteriori rinvii dell’asta, mentre la posizione del governo è rimasta quella espressa più volte, cioé di un approfondimento del tema, senza che sia stata presa però ancora alcuna decisione.

Luana Lo Masto

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