Comizi d’amore ha già 210 mila euro in tasca e migliaia di fan prima di andare in onda.
La prima dovrebbe essere il 3 novembre, ma il sito serviziopubblico.it (l’associazione che produrrà il format), andato in onda da sabato 9 ottobre, ha già fatto proseliti. Il consigliere Rizzo Nervo non si rassegna e invita il dg Lorenza Lei ad acquisire i diritti della trasmissione, «se la Rai non vuole tradire il ruolo di servizio pubblico, raccolga la sfida, acquisisca i diritti e mandi in onda Comizi d’amore». Per Rodolfo De Laurentiis, consigliere Udc, Santoro sarebbe utile anche al pluralismo, tanto invocato dal Contratto di servizio e dell’Atto di indirizzo Rai.
Il mondo della politica e del giornalismo non rimangono indifferenti. Hanno sottoscritto l’iniziativa il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola, Luigi De Magistris.
«L’asfissiante assedio e il maniacale accanimento da parte del premier e della maggioranza di centrodestra nei confronti dei giornalisti e della libertà di informare gli italiani non conosce pausa, con le norme sulle intercettazioni, non si vuole tutelare la privacy, più semplicemente si vogliono tappare le voci scomode ancora rimaste e far in modo che gli italiani non sappiamo. I giornalisti producono una merce speciale: quella che ha a che fare con la libertà e la qualità della democrazia», scrive Vendola sulla sua pagina Facebook incoraggiando i cittadini a sostenere l’iniziativa.
Più pragmatico il commento del sindaco di Napoli: «Sono sicuro che scasserà».
Anche l’Idv sostiene Santoro: «un segnale chiaro – fanno sapere dall’ufficio stampa del partito di Di Pietro – perché in Rai stanno escludendo, con le buone o con le cattive, tutte le voci di dissenso agli attuali vertici, emanazione diretta di Berlusconi».
Il contestato ex-conduttore commenta: «Di sicuro apriremo una crepa molto profonda nel sistema televisivo. Chiediamo a tutti 10 euro, una sorta di piccolo canone che però in questo caso si paga volentieri per vedere in onda il proprio programma preferito».
La proposta del canone parallelo è condivisa anche da un decano della tv italiana, Carlo Freccero, che afferma che l’informazione è diventata un «bene comune come l’aria e l’acqua», la gente è pronta a pagare per averla. Freccero va oltre e apre uno spiraglio: «C’è una cifra di sottoscrizioni, che non dirò per scaramanzia, raggiunta la quale la Rai non potrà che riprendere Santoro. Pena il suicidio dichiarato».
Dunque se l’Italia vuole Santoro, la Rai non può negarlo.
In fondo una riappacificazione non è stata esclusa neanche dall’esiliato conduttore che ha più volte ripetuto: «io sono un giornalista della Rai, quando la Rai mi vuole, io sono della Rai».
Egidio Negri
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