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GLI INTERESSI DI CHI TUTELA L’AGCOM?

Oggettivamente singolari gli atteggiamenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. E già, perché un’istituzione indipendente, come l’Autorità, dovrebbe ispirare le proprie condotte alle funzioni proprie; nella fattispecie concreta la tutela del pluralismo. Ma accade, perché ciò è accaduto, che l’Autorità più politicizzata d’Italia abbia, e da tempo, assunto l’atteggiamento di un mostro a due teste: inflessibile, rigoroso, cinico nei confronti dei soggetti più deboli, i piccoli editori, le piccole televisioni; pacioso ed accomodante nei confronti di coloro che controllano il mercato. A volte, o meglio, con qualcuno, un cucciolo, altre volte, o meglio, con altri, un mastino romano, ma non napoletano. Ma questa è un’altra storia. E così, e solo per fare un esempio, succede che pochi giorni fa viene pubblicata in Gazzetta Ufficiale una delibera dell’Autorità che prevede che alcune imprese editoriali, e solo alcune, quelle più piccole per inciso, debbano trasmettere entro pochi giorni una quantità di informazioni degne del miglior Kafka. Ma non solo. Invertendo ogni principio giuridico, e sicuramente di ragionevolezza, le informazioni richieste non riguardano le imprese a cui le stesse informazioni vengono richieste, ma altri soggetti. Ossia le società proprietarie delle testate con cui spesso le imprese editrici hanno rapporti tesi. Ma non è finita qui. E no! Perché le eventuali sanzioni ricadono sull’impresa editrice e non sulla società proprietaria della testata, laddove quest’ultima ometta di fornire le informazioni o le trasmetta in maniera inesatta.
Passiamo ai tempi: la delibera è stata pubblicata oltre trenta giorni dopo la decisione. Trenta giorni, ripeto, trenta, per assolvere ad un obbligo burocratico semplice. Ma per l’Autorità è un tempo ragionevole. Trenta giorni sono, praticamente, il medesimo tempo che viene concesso alle imprese per predisporre, in alcuni casi, centinaia di moduli, come detto, spesso con informazioni che devono essere fornite da soggetti terzi.
Non vi è che dire: dimostrato a pieno l’equilibrio nei rapporti tra le pubbliche amministrazioni e le imprese; lo stesso della Cina di Mao. Ma, allora, potrebbe non essere un caso o una fortuita coincidenza la prossima delibera dell’Autorità con cui ci si aspetta, o meglio si teme, che la stessa introduca, in relazione al diritto d’autore, un sistema sanzionatorio a carico dei cittadini che vede la medesima Autorità sostituirsi, nelle funzioni, alla magistratura. Sempre come in Cina, quella di oggi, questa volta, nuovo modello culturale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che si predispone alle censure 3.0.
A pensar male non si fa peccato, diceva qualcuno. Ma appare evidente che l’Autorità dedica molto del suo tempo ad occuparsi di problemi centrali per la democrazia ed il pluralismo nel Paese, come chi sia il proprietario delle testate di minori dimensioni, o quali contenuti i privati cittadini si scambiano, senza fine di lucro, su Internet. Tempo prezioso da non dedicare, invece, a temi di “interesse minore”. Come il mancato sviluppo della banda larga, l’incerto passaggio al digitale terrestre con la conseguente agonia delle piccole emittenti o dei nuovi entranti, rimasti al palo per il mancato rilascio delle numerazioni.
E per il principio di eguaglianza appare anche giusto che le sanzioni comminate ai soggetti di minori dimensioni sono, nella gran parte dei casi, equivalenti a quelle comminate ai colossi del settore. Che poi i primi a seguito delle anzidette sanzioni chiudano, sono quisquilie, bazzecole per lo sceriffo del pluralismo in Italia. Ma queste sono circostanze che alla lunga escono fuori, anche con riferimento all’Autorità più politicizzata e opaca d’Italia; perché non bastano commi e delibere astruse per nascondere la realtà dei fatti. Ossia che meno giornali ci sono meglio è. E criminalizzarli è bene. Alla stressa stregua dei cibernauti del futuro, da comprimere come un file. E le chiavi di decriptazione saranno lasciate alla discutibile Autorità, come già detto, 3.0. Preoccupiamoci gente, preoccupiamoci.
Enzo Ghionni

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