«Sono sempre contrario alle modalità di intervento scelte dall’ufficio di presidenza della Camera sulla questione delle foto nell’Aula di Montecitorio. Intanto, perché quella proposta non è un’autoregolamentazione, ma una regolamentazione dall’alto del lavoro dei fotografi e si tende attraverso l’utilizzo del diritto alla riservatezza, a definire tutto dentro la riservatezza». Così Giuseppe Giulietti, deputato del Gruppo misto e portavoce dell’associazione Articolo 21.
«Non c’è dubbio – aggiunge -, che un presidente del Consiglio che scrive il nome di otto traditori è una notizia, non c’è dubbio che un carteggio che viene intercettato e cha ha una rilevanza pubblica è una notizia. Tutto ciò che ha rilevanza pubblica è una notizia. Democrazia vuol dire governare in pubblico, non in segreto, e credo che i parlamentari possano anche stare attenti ad alcuni loro atteggiamenti. E non dimentichiamo che molte delle foto vengono scattate dagli stessi parlamentari all’interno dell’Aula, vengono fatte circolare dall’interno dell’Aula, molto spesso parlamentari di ogni schieramento si mettono d’accordo con i fotografi affinchè venga dato rilievo a quello che fanno dentro l’Aula.
Mi pare molto più limpida la via indicata dall’Ordine dei giornalisti, Fnsi, Asp e diversi fotografi di una autoregolamentazione che viene proposta dai medesimi fotografi e che non può basarsi sulla cancellazione delle notizie di rilevanza pubblica. L’ufficio di presidenza – conclude – recepisca il codice preparato dalle associazioni di giornalisti e si muova sulla via dell’autoregolamentazione, Quella attuale è una regolamentazione imposta dall’alto e come tale la ritengo sbagliata, va ritirata».
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