Un giornalista del Sole 24 Ore e un’eurodeputata sono stati fermati, e poi rilasciati, dalle autorità israeliane. È accaduto nella giornata di ieri quando Roberto Bongiorni, cronista del quotidiano economico e Luisa Morgantini, già vicepresidente dell’aula di Strasburgo, sono stati fermati nella località di Tuba, dalle parti di Hebron, e poi trasferiti presso la stazione di polizia a Kiryat Arba, una colonia israeliana. A entrambi si rimproverava il fatto di essere entrati in un’area sottoposta ai vincoli delle zone militari. Insieme a loro sarebbero stati fermati anche due ragazzi palestinesi. Le circostanze del fermo hanno lasciato più di un dubbio e gli appelli all’immediato rilascio di Bongiorni e Morgantini non si sono fatti attendere. Tra gli altri, quello firmato dalla segretaria generale della Federazione nazionale della Stampa Italiana, Alessandra Costante, che ha tuonato: “Israele non può e non deve considerare i giornalisti come obiettivi e limitare il diritto di cronaca. Come già scritto all’ambasciatore israeliano a Roma. Si tratta di un atteggiamento che non è proprio di uno Stato democratico. La Fnsi auspica che il rilascio di Bongiorni e Morgantini avvenga effettivamente a breve, come è stato riportato”. Il rilascio del giornalista e della storica attivista pacifista è avvenuto anche grazie all’interessamento dell’ambasciata italiana a Tel Aviv. Ma la questione di fondo resta. Il rapporto, sempre conflittuale, tra la stampa e le autorità governative e militari di Israele. Che, nel corso dei mesi, è stato sul punto di crollare in più e più occasioni.
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