Le norme sui tagli all’editoria contenute nel decreto legge collegato alla finanziaria destano grande preoccupazione. Questa la posizione del Presidente della F.I.P.Ed. Enzo Ghionni.
Diamo atto che per la prima volta non ci sono norme di dettaglio, fatta eccezione per le agevolazioni postali. Ma introdurre tagli in finanziaria, in presenza di un disegno di legge di riordino del sistema significa non credere al disegno di legge; presentato proprio dal Governo.
La F.I.P.Ed e le altre associazioni avevano chiesto che in finanziaria non ci fosse alcuna norma relativa all’editoria. Perché l’informazione non è un elemento di politica economica o industriale, ma una componente della democrazia. E le cui sorti vanno discusse in Parlamento, con i tempi che un tema del genere richiede. Il continuo ricorso alla fiducia espropria il Parlamento della funzione che la Costituzione gli ha attribuito. In tal senso vanno interpretate anche le parole di ieri del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Non comprendiamo che senso abbia un taglio del genere in questo momento. Se il taglio dei costi della politica parte dall’editoria ciò significa che il Governo ha le idee molto confuse sull’editoria italiana. Non conosce le decine di giornali locali che quotidianamente in un mercato asfittico garantiscono ai cittadini un offerta pluralistica e differenziata; che danno lavoro a migliaia di professionisti.
I contributi all’editoria non sono un costo della politica, ma della democrazia.
E’ evidente, comunque, che la conferma dei tagli, tra l’altro relativi anche all’esercizio 2007, praticamente concluso, non potrà che determinare lo stato di crisi di molte delle imprese editrici associate, con le relative ripercussioni in termini occupazionali.
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