Il Garante della privacy ha imposto a Google di bloccare qualsiasi trattamento sui cosiddetti “payload data” captati dalle vetture di Street View, e ha inviato gli atti all’autorita’ giudiziaria perche’ valuti gli eventuali profili penali derivanti dalla raccolta di questo tipo di dati.
L’Autorita’ aveva avviato un’istruttoria nei confronti della societa’ di Mountain View nel maggio di quest’anno quando era venuta a conoscenza della circostanza che le “Google car”, girando sul territorio italiano, oltre a raccogliere immagini avevano anche “catturato” a partire dall’aprile 2008, tramite appositi software, frammenti di comunicazioni elettroniche – i “payload data” appunto – trasmesse da utenti che utilizzavano reti Wi-Fi non protette. Nel corso del procedimento Google, fornendo i riscontri richiesti dal Garante, ha confermato la raccolta dei dati durante il passaggio delle vetture di Street View, specificando tuttavia che essa era avvenuta erroneamente e che i dati raccolti erano comunque talmente frammentati da non per poter essere considerate informazioni personali. Ad avviso dell’Autorita’ italiana, invece, una tale raccolta d’informazioni, essendo stata effettuata in modo sistematico e per un considerevole periodo di tempo (fino al maggio 2010), comporta la concreta possibilita’ che alcune delle informazioni “catturate” abbiano natura di dati personali. Alla luce di tutto cio’ il Garante ha ritenuto di trasmettere gli atti all’autorita’ giudiziaria perche’ accerti gli eventuali illeciti penali che possono configurarsi.
Massimo De Bellis
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