Nel giro di qualche mese la fusione tra il gruppo l’Espresso e Itedi potrebbe portare alla nascita di un gruppo (ribattezzato immediatamente Stampubblica) che raccoglierebbe 3 quotidiani nazionali (Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX), 17 quotidiani locali, 2 concessionarie pubblicitarie e diverse emittenti radiofoniche. Verrebbe quindi a crearsi un gruppo editoriale che in qualche modo raccoglierebbe 5,8 milioni di lettori e 2,5 milioni di utenti unici del web, sicuramente un gruppo di grande rilevanza. Numeri e considerazioni del ministro Boschi che nel corso di un’interrogazione a risposta immediata alla Camera risponde all’onorevole Maurizio Lupi (Ap).
“Il governo – dice il ministro per le Riforme costituzionali – non ha poteri di intervento diretto ma sicuramente seguirà con attenzione l’evolversi di questa possibile operazione di fusione”. A giudicare la validità dell’operazione saranno infatti le autorità indipendenti, Agcom ed Antitrust, ma, dice ancora la Boschi, “laddove non ci fossero profili di illegittimità dell’operazione, rientrerebbe nella libertà di iniziativa imprenditoriale e anche di informazione”.
Il ministro sottolinea come in Italia ed in tutto l’Occidente sia in corso un “processo di aggregazione di vari gruppi editoriali che secondo vari osservatori è pressoché irreversibile, perché non è dovuta soltanto alla crisi economica, ma anche alla crisi del settore”. Bisogna poi tenere conto anche dell’introduzione (e dei costi, spesso resi più elevati da investimenti non proprio illuminati) delle nuove tecnologie.
Il ministro, in ogni caso, ribadisce l’interesse del governo nel sostenere il pluralismo dell’informazione nel nostro Paese e ricorda che “proprio di recente la Camera dei Deputati ha approvato una proposta di legge che modifica le risorse a sostegno dell’editoria cercando di costituire un fondo unico che in qualche modo possa individuare non soltanto dei contribuiti diretti, ma anche delle agevolazioni indirette che possano anche sostenere delle realtà imprenditoriali piccole e medie, delle cooperative di giornalisti, enti senza scopo di lucro”.
L’intento del governo resta quindi quello di “salvaguardare da un lato quelle realtà imprenditoriali e i livelli occupazionali, ma dall’altro anche soprattutto il valore del pluralismo dell’informazione, mantenere in vita anche voci autonome, opinioni indipendenti che periodici che talvolta anche locali, strettamente legati al territorio, hanno rappresentato e tutt’ora rappresentano il nostro paese”, conclude il ministro.
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