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FREQUENZE TV, PRIME SCINTILLE PD-PDL. DI PIETRO: «SILVIO VUOLE SALVARE RETE 4»

Il clima di fair play tra maggioranza e opposizione rischia di saltare alla prima prova. Tanto che Giovanna Melandri, ministro ombra per le comunicazioni, parla di «pessimo inizio». Il nodo della discordia sta nell’emendamento al decreto del governo sugli obblighi comunitari in materia di frequenze televisive. Un unico articolo che modifica parti del Testo unico della radiotelevisione e della legge Gasparri, finite nel mirino dell’Europa. L’obiettivo è quello di evitare il deferimento dell’Italia davanti alla Corte di Giustizia di Strasburgo nell’ambito della procedura di infrazione avviata da Bruxelles sulla compatibilità di alcune norme con la legislazione europea. In pratica, l’emendamento potrebbe servire a evitare a Rete4 di finire sul satellite per restituire le frequenze a Europa7.

IL PD – Proprio su questo tema la Melandri incontra il sottosegretario alle comunicazioni, Paolo Romani, per chiedere a nome del Pd il ritiro dell’emendamento. «Si tratta di una forzatura inaccettabile. Ribadisco che è un pessimo inizio da parte del governo proprio su un tema politicamente sensibile come quello delle comunicazioni. Noi siamo disponibili a un dialogo, ma questo inizio mette in discussione il confronto e il dialogo stesso, perché evidenzia la priorità agli interessi parziali». Roberto Zaccaria, sempre del Pd, afferma che «con l’emendamento presentato dal governo al decreto su materia comunitaria, la maggioranza rompe di fatto un patto per l’approvazione bipartisan degli ultimi decreti del governo Prodi ed introduce in modo surrettizio un tema di grande portata come quello radiotelevisivo, del tutto inidoneo a una trattazione con provvedimenti d’urgenza». «C’è solo da augurarsi che il governo ritiri gli emendamenti al decreto sul recepimento degli obblighi comunitari riguardanti le frequenze televisive – si auspica il senatore Pd,Vincenzo Vita – si tratta di norme che rendono plastico ed evidente il conflitto d’interessi del presidente del Consiglio, infatti si interviene sul delicatissimo tema di Rete4 dopo che vi è stata la presa di posizione della Corte di giustizia europea».

DI PIETRO – Il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, è il più duro: «Berlusconi perde il pelo ma non il vizio: visto che c’è un provvedimento che danneggia una sua azienda, lui si fa fare una legge per la sua azienda». Per l’ex pm, l’emendamento è «criminogeno». «La morale della favola è semplice – aggiunge Di Pietro – come l’avviso che voglio dare al Pd: bon ton e dialogo quanto volete, ma lui è il lupo e voi gli agnelli. E noi dell’Italia dei valori non saremo mai agnelli e denunceremo questo raggiro che si vuole mettere in piedi in Parlamento». Severo anche il giudizio di Beppe Giulietti: «Se si procederà con queste forzature, Articolo 21 con i propri giuristi sottoporrà alla commissione europea e all’Alta corte di giustizia un proprio dossier perché non è possibile l’aggiramento della sentenza». «Il governo – aggiunge il deputato dell’Idv – in soli pochi giorni ha prima fatto le liste di proscrizione, poi l’elenco dei parlamentari che non piacciono e poi presentano una norma sanatoria per Rete 4. Peggio di così non si poteva».

LEGA – Ma arrivano critiche anche dagli alleati di governo del Pdl. Anche per la Lega, spiegano fonti parlamentari, l’emendamento posto dal governo è una «forzatura» che sarebbe stato meglio evitare per non «cominciare la nuova legislatura innescando una battaglia parlamentare con l’opposizione». E così il governo prende tempo fino a giovedì mattina, quando il partito di Umberto Bossi auspica che l’emendamento venga «ritirato o modificato». (Corriere)

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