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FNSI E FIEG PRESENTANO LE LORO RICHIESTE AL NUOVO GOVERNO

Oltre al noto problema del rinnovo del contratto giornalistico, la Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa) ha proposto, anche al nuovo Governo, i punti, ormai “permanenti”, contenuti nella sua agenda.
Il primo è la necessità di una politica complessiva che consideri il settore di tutta l’industria dell’informazione come vitale per l’interesse del Paese, assumendo al riguardo rapide ed efficaci misure, sia in sede Dpef sia in sede di programma delle riforme che concernono il mondo delle imprese e la tutela e valorizzazione di quello giornalistico.
C’è quindi la necessità di misure volte a raggiungere: pari dignità del lavoro autonomo rispetto al lavoro dipendente; stabilizzazione dei contratti anomali attraverso provvedimenti di decontribuzione a carico del sistema nel suo complesso; radicale modifica della 416 intervenendo sulla cassa integrazione, sui prepensionamenti e quant’altro.
C’è, poi, la necessità della riforma dei meccanismi dell’ordine professionale a garanzia e tutela dei cittadini con la rinuncia a qualsiasi legge bavaglio.
Una riqualificazione del servizio pubblico radiotelevisivo in un contesto di pluralismo reale dell’emittenza e del relativo mercato e in fine, ma non ultima, la necessità di una nuova legge sull’editoria che parta dalla riconsiderazione delle proposte di legge Buonaiuti-Levi.
Anche la Fieg ha chiesto al nuovo Parlamento e al nuovo Governo di affrontare il tema della riforma dell’editoria: “l’editoria giornalistica, e in particolare la carta stampata, va sostenuta non soltanto perché è un elemento fondamentale della cultura civile di un Paese, ma anche perché adempie a una funzione di chiarezza e di trasparenza indispensabile nella vita di una comunità”. Secondo una nota pubblicata sul proprio sito, la Fieg, elenca, precisamente, quali sono i punti che la nuova legge dovrebbe contenere: il credito d’imposta per gli investimenti in innovazioni tecnologiche; un fondo per la nuova occupazione e la multimedialità; il credito d’imposta per l’acquisto della carta in favore delle imprese editrici di quotidiani e periodici; l’esenzione totale dall’Iva per il comparto editoria.
Sul fronte della domanda e della promozione della lettura, l’attività per incentivare la lettura dei quotidiani andrebbe integrata con: l’introduzione di agevolazioni fiscali per la sottoscrizione di abbonamenti a quotidiani, periodici e agenzie di stampa (il costo dell’abbonamento dovrebbe costituire onere deducibile fino ad un importo di 300-350 euro); l’istituzione di un fondo per le iniziative di incentivazione della lettura dei giornali nelle scuole.
Fabiana Cammarano

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