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FELTRI, IL ‘GIORNALE’ NON E’ MAI STATO UN FOGLIO DI PARTITO, MI MANCA LA STOFFA DEL CORTIGIANO

“Quando nel dicembre 1997 lasciai il Giornale (ereditato da Indro Montanelli) dopo quattro anni di direzione, assoggettandomi alla liturgia in voga nelle redazioni, scrissi un articolo di saluto intitolato: ‘Addio. Anzi, arrivederci’. Ho mantenuto la parola e sono tornato. Sono tornato per due motivi. Primo. Con il cuore non me ne ero mai andato. Secondo. L’editore mi ha affidato un mandato stimolante: riportare il Giornale ai livelli diffusionali, e non solo, del passato. Non sara’ facile ma oso provarci”.E’ quanto scrive sul ‘Giornale’ Vittorio Feltri nell’editoriale di saluto ai lettori dopo il ritorno alla direzione del quotidiano di via Negri, che lascio’ nel 1997. Immediata l’impronta data da Feltri al ”Giornale”. Anzitutto, da azzurra la testata e’ tornata di color nero. E la prima pagina colpisce per il numero di commenti e opinioni.

“A Libero -spiega Feltri- avevo esaurito il mio compito: a nove anni dalla fondazione, quel quotidiano ha conquistato un posto importante nelle edicole; e’ in piena salute e ben condotto da una vecchia conoscenza degli amici del Giornale, Maurizio Belpietro. Per me non aveva piu’ senso rimanere li’ – sottolinea Feltri – Mi sentivo sempre meno libero e desideravo uno strumento diverso e piu’ potente per far udire la mia voce in un Paese ancora oppresso dal conformismo di sinistra (dominatore assoluto in oltre due terzi della stampa nazionale). Nel momento in cui il Giornale mi si e’ offerto garantendomi non soltanto la liberta’ della quale ho bisogno per lavorare ma anche i mezzi allo scopo di metterla a frutto, non ho saputo resistere al piacere di riprendere la conversazione con i lettori che gia’ furono miei e di Montanelli prima che cedesse a corteggiamenti progressisti”.

“Questo non e’ mai stato un foglio di partito e il Pdl si illude se pensa lo possa diventare – scrive Feltri – La famiglia Berlusconi e gli altri azionisti da me si aspettano molto tranne una cosa: che trasformi il Giornale in un megafono di Berlusconi. Non sarei in grado. Se sara’ il caso, come sempre ha fatto, il Giornale critichera’ il capo del governo e cerchera’ di aiutarlo girandogli i consigli che saranno giunti qui dal pubblico (cioe’ da voi) che ha fiducia in lui, ma non gli ha dato carta bianca – precisa il direttore – Un quotidiano d’opinione ha il dovere di intercettare gli umori dei lettori e di sintetizzarne il senso sulle proprie pagine”.
Federica Liucci

editoriatv

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