Le azioni di Facebook continuano a perdere valore sui mercati e per l’economista della New York University Lawence White, che ha dedicato molti studi ai nuovi media, si tratta di una vicenda frutto di “errori finanziari” e “realtà inesorabili”.
Cominciamo dagli errori finanziari, chi li ha commessi?
«La valutazione iniziale di 38 dollari l’ha decisa Morgan Stanley, dunque è qui che dobbiamo cercare i responsabili».
Quale è stato l’errore?
«Il valore di un’azione è l’equilibrio fra offerta e domanda.
Per stabilirlo la banca che guida l’Ipo consulta numerosi investitori e trae le conclusioni.
Dunque è verosimile che gli investitori abbiano dato opinioni fuorvianti sul prezzo e Morgan Stanley non ha saputo correggerle.
E’ possibile che si sia fatta condizionare da valutazioni basate dall’indubbia popolarità che Facebook possiede.
Ma far prevalere la popolarità sui dati dei bilanci è un grave errore».
E’ questa la “realtà inesorabile” che sta piombando addosso a Facebook?
«Guardi, nessuno mette in dubbio che Facebook, con 900 milioni di user, ha una popolarità senza rivali nell’intero Pianeta. Ma la finanza non si basa sulla popolarità bensì sui ricavi.
Il valore dell’azione deve corrispondere alle attese annuali di ricavi e il problema di Facebook si trova proprio sul fronte delle entrate perché sono assai basse rispetto al numero degli user».
Cosa dovrebbe fare Mark Zuckerberg davanti alle attuali difficoltà?
«Le azioni scendono perché le attese di ricavi annuali sono inferiori a quelle stimate da Morgan Stanley.
Dunque Zuckerberg deve aumentarli».
Come?
«Ha due strada da seguire.
Può aumentare i ricavi pubblicitari oppure decidere di mettere a pagamento alcuni dei servizi di Facebook».
Insomma, Zuckerberg deve rimettere mano a Facebook…
«Il Ceo si ogni azienda quotata sul mercato finanziario è per definizione sotto pressione al fine di aumentare i ricavi.
Per il semplice fatto che più aumentano, più le azioni si rafforzano e ogni tre mesi c’è una previsione di bilancio aggiornata.
Zuckerberg sbarcando al Nasdaq è diventato un Ceo come gli altri perché le regole del mercato valgono per tutti».
Dunque avere 900 milioni di amici non fa la differenza…
«No, perché popolarità e ricchezza sono due cose differenti.
Essere popolari, apprezzati, amati non comporta automaticamente avere più soldi in tasca.
La ricchezza dipende dai profitti.
Questa è un’altra delle verità inesorabili dell’economia con cui Zuckerberg si trova a dover fare i conti».
(LA STAMPA)
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