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EUROPA 7. PASSERA RISPONDE AL QUESTION TIME: NESSUNA RESPONSABILITÀ DEL MINISTERO

Si sono svolte ieri alla Camera una serie di interrogazioni. Il deputato Lo Presti Antonio (FLPTP) ha chiesto al Ministro dello sviluppo economico spiegazioni sulla condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo a risarcire a Francesco di Stefano la somma di euro 10 milioni per danni materiali e morali per avere atteso invano l’attribuzione delle frequenze per trasmettere Europa 7, decorsi 10 anni dalla concessione ottenuta a seguito di concorso pubblico espletato e concluso nel 1999.
Nella motivazione della sentenza si legge tra le altre cose che «le autorità italiane non hanno rispettato l’obbligo prescritto dalla Convenzione europea dei diritti umani di mettere in atto un quadro legislativo e amministrativo per garantire l’effettivo pluralismo dei media», che «le autorità italiane hanno interferito con i suoi legittimi diritti, con la continua introduzione di leggi che hanno via via esteso il periodo in cui le tv che già trasmettevano potevano mantenere la titolarità di più frequenze». Secondo Lo Presti, il ritardo con il quale Europa 7 ha avuto assegnate le frequenze è «da attribuirsi a responsabilità individuali in capo a dirigenti dello Stato e titolari dei vari dicasteri competenti ed, in primo luogo, ai Ministri delle comunicazioni (poi Ministri dello sviluppo economico) degli ultimi dodici anni, oltre ai Presidenti del Consiglio dei ministri pro tempore succedutisi». A tal proposito ha chiesto «quali iniziative intenda assumere il Ministro per rivalersi sui responsabili del danno per le somme che il Governo sarà costretto a pagare a Europa 7.
Per il Ministro Passera, alla luce delle pronunce dei giudici nazionali e della Corte europea, «non emergono responsabilità individuali quantomeno dal punto di vista della responsabilità amministrativa». Le sentenze dei tribunali attribuiscono al quadro normativo non chiaro le responsabilità dei danni causati a Europa 7 e non a comportamenti di particolare gravità o dolosi da parte di rappresentanti del Ministero delle Comunicazioni.

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