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Equo compenso giornalistico. Coro di proteste dopo l’approvazione della Delibera

La disciplina dell’accordo si applica ai giornalisti iscritti all’albo professionale, siano essi professionisti o pubblicisti, i quali forniscono alle aziende editoriali contenuti informativi sotto forma di testi e/o servizi chiusi, anche corredati da foto e/o video, che svolgano prestazioni professionali nelle quantità minime previste dal punto 2 della delibera, e titolari di un rapporto di lavoro non subordinato aventi le caratteristiche individuate dalla legge, dalla delibera della commissione del 29 gennaio 2014 e dagli accordi negoziali di settore.
Un coro di proteste contro l’accordo siglato da governo (il sottosegretario con delega all’editoria, Lotti), editori (Fieg), sindacato dei giornalisti (Fnsi) e Istituto di previdenza (Inpgi) sull’equo compenso. Motivo? I compensi stabiliti sono davvero “da fame”. Un autonomo, free lance o precario “stakanovista”, che lavorasse a tempo pieno anche per due o tre testate arriverebbe a guadagnare, con le cifre indicate nell’intesa, al massimo 5-6.000 euro lordi l’anno.
Protestano anche gli autonomi della Fnsi. Maurizio Bekar, Maria Giovanna Faiella e Laura Viggiano, rappresentanti degli autonomi nella Commissione Contratto della Fnsi, scrivono: “Quali rappresentanti dei lavoratori autonomi eletti nella Commissione Contratto della Fnsiesprimiamo il nostro dissenso e la nostra dissociazione rispetto alle decisioni assunte dalla Federazione nelle trattative con la Fieg sul lavoro autonomo e l’equo compenso. Infatti, la delibera finale approvata dal tavolo governativo legittima le sottoretribuzioni, allontana le possibilità di assunzioni e stabilisce ope legis criteri che rendono impossibile vivere di lavoro autonomo. E ciò contro il disposto e lo spirito sia della legge 233/2012, che dell’articolo 36 della Costituzione.
In rete una petizione per rivedere l’accordo.
Un gruppo di giornalisti autonomi e precari ha lanciato una petizione in rete contro l’intesa. Tra i primi firmatari ci sono: Andrea Palladino, Roberto Secci, Nello Trocchia, Peppe Baldessarro, Andrea Tornago, Norma Ferrara, Barbara Bastianelli, Ester Castano, Rino Giacalone, Giuseppe Pipitone, Luca Rinaldi, Adriana Pollice, Michela Mancini, Rosario Sardella, Manuele Bonaccorsi, Massimo Alberti, Rosy Battaglia, Sophie Tavernese, Roberto Maggioni, Simone Russo, Alessandra Borella, Angela Iannone, Eugenia Belvedere.
Scrivono in una nota:“Tre euro l’ora. Questa sarà la paga per il 60 per cento dei giornalisti italiani, con la firma della delibera attuativa della legge sull’equo compenso, emanata venerdì 20 giugno, per i giornalisti freelance e con contratti atipici. È il prezzo che gli editori sono disposti a pagare per realizzare servizi e inchieste. E il sindacato? Ci mette la firma. La Federazione nazionale della stampa, senza consultare i diretti interessati ha siglato un accordo ritenuto inaccettabile persino dall’Ordine dei Giornalisti.
I freelance e gli atipici rappresentano la maggioranza assoluta dei giornalisti attivi. Sono loro – sottopagati – a “consumare le suole delle scarpe”, portando le notizie, mantenendo i contatti quotidiani con le fonti, rischiando, quando va bene, qualche querela di troppo. Oppure sono usati come jolly nelle redazioni, rimanendo eternamente in attesa di un contratto, sempre più lontano. Sono il cuore dell’informazione italiana. A basso prezzo, pagati meno che in Brasile, per fare un esempio.
L’accordo per l’equo compenso era l’occasione fondamentale per affrontare l’anomalia italiana del giornalismo peggio pagato d’Europa. Alla fine, il testo proposto prevede un compenso “equo” di appena 250 euro lordi. Chi fa questo mestiere sa quante ore di lavoro servono per preparare un servizio di qualità. A volte occorrono giornate intere, soprattutto nel giornalismo d’inchiesta. I costi di produzione (documenti, benzina, telefono, treno) ricadono sempre su chi scrive. Si lavora in solitudine, spesso senza poter mettere piede in redazione. L’accordo siglato dagli editori e dalla Fnsi è palesemente anticostituzionale. La legge sull’equo compenso prevede l’attuazione – per tutti i giornalisti con contratti atipici – dell’articolo 36 della Costituzione, che recita: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. La legge, in questo senso, affidava ad una commissione mista – governo, sindacati, editori, Ordine dei Giornalisti e cassa previdenziale – l’elaborazione di una tabella di compensi “proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione nonché della coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria”. È una montagna che ha partorito un topolino scandaloso: è evidente che non esiste alcuna proporzione tra i lauti salari di chi è contrattualizzato con i 250 euro lordi mensili riconosciuti nell’accordo truffa.
Il presidente dell’Ordine, Iacopino, che non ha firmato l’intesa, parla di “vergogna”. Protestano anche alcune Associazioni regionali della stampa, a cominciare dalla “romana” e dall’emiliana. Insomma tutti contro tutti…

PARAMETRI_DETERMINAZIONE_EQUO_COMPENSO_DELIB_COM_29_01_14.

Fonti: articolo21.org ; fnsi.it, francoabruzzo.it

 

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