Da ieri mattina la redazione cagliaritana del gruppo Epolis è vuota. L’ultimo baluardo è crollato alle 10,43 quando l’ufficiale giudiziario ha eseguito lo sfratto. Finisce così, si spera solo per il momento, l’avventura creata sei anni dal visionario imprenditore Nichi Grauso. Diciannove quotidiani in tutta Italia, il fiore all’occhiello della free press: ben 130 giornalisti, almeno una ventina tra poligrafici e amministrativi.
Poi il crac nell’estate del 2003. E’ così che a prendere le redini della società entra Alberto Rigotti, filosofo e presidente di una banca d’affari. Con lui Vincenzo Maria Greco, ex uomo di Girino Pomicino, e Vito Bonsignore, europarlamentare Pdl condannato in via definitiva a due anni di carcere per tentata corruzione per l’appalto dell’ospedale di Asti. Con loro il debito schizza ad 83 milioni ufficiali, ma secondo altre fonti aziendali arriverebbe a 102. Tra i tre soci, comunque, c’è uno scontro durissimo per il controllo delle quote. Il bilancio 2010 racconta di 55 milioni di uscite e solo 14 milioni di entrate.
Nel 2009 i giornalisti per venire incontro all’azienda avevano chiuso un accordo per il pagamento anche in ritardo degli stipendi e la rateizzazione della tredicesima. Ma non basta, da fonti aziendali, trapela che mentre a luglio non venivano pagati gli stipendi per il secondo mese consecutivo, il gruppo concedeva alcuni benefit: 30.000 euro ad Alessandro Valentino, procuratore di Epolis e 5.000 euro a Maurizio Ballabio di Publiepolis, l’agenzia pubblicitaria.
Rigotti incontrerà la prossima settimana la Fnsi: il suo obiettivo è un fallimento pilotato. Ma la strada appare sempre più in salita.
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