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EDICOLE: IL SINAGI CHIEDE IL RINNOVO DELL’ACCORDO TRA EDITORI E RIVENDITORI

Il Sinagi, sindacato degli edicolanti affiliato alla SLC-CGIL, chiede da mesi un rinnovo dell’Accordo Nazionale sulla vendita dei giornali quotidiani e periodici. Una nuova istanza è arrivata nei giorni scorsi dal Segretario Generale Giuseppe Marchica. Al centro del dibattito c’è sempre l’art. 39 del Decreto Liberalizzazioni, che prevede la possibilità per i rivenditori di restituire in anticipo le copie invendute per restare nei tempi di pagamento stabiliti dai fornitori. Gli editori non gradiscono la nuova norma, che, a loro dire, danneggia il pluralismo dell’informazione. Marchica fa notare che la recente disposizione legislativa ha evidenziato i disordini della filiera, i cui attori sono incapaci di trovare un accordo giusto e vantaggioso. Gli editori vogliono l’informatizzazione dei punti vendita e l’hanno ribadito in un recente incontro con gli edicolanti al Dipartimento Editoria. Ma non è così facile: come disposto dall’emendamento all’informatizzazione del Senato, per avere una filiera completamente informatizzata serve una gestione condivisa da tutti gli attori. La FIEG ha optato per una pausa di riflessione sull’argomento, ma i rivenditori hanno chiesto un nuovo incontro per metà luglio. I sindacati sperano che in questa sede verrà presa in considerazione la Piattaforma Economica stilata per il nuovo Accordo Nazionale.

Altri problemi sorgono in merito alle relazioni professionali tra giornalai e distributori locali. Alcuni edicolanti sono stati sospesi dai fornitori, perché avevano trattenuto quote a compensazione delle rese previste dall’art.39. Comportamenti scorretti, che hanno dato origine a denunce penali. Tuttavia i distributori sono realmente penalizzati dalla recente norma, che costringe loro a pagare anticipatamente gli editori. Marchica propone una liberalizzazione dei distributori locali, rifiutata dal Governo per motivi di economicità. In realtà avere pochi distributori fa comodo agli editori, che possono imporre condizioni economiche penalizzanti all’anello successivo della filiera. I distributori chiedono una divisione delle edicole: da una parte una rete professionale composta da 17.000 punti vendita, dall’altra 15.000 punti vendita sui quali scaricare costi aggiuntivi. Gli edicolanti rigettano questa possibilità, che di certo non gioverebbe all’integrità del settore.
Marchica, poi, si lamenta della crescente importanza data ai GDO, i negozi non specializzati. Per la SINAGI gli incrementi fatti registrare dai GDO sono direttamente proporzionali all’indebolimento della filiera. C’è da dire, però, che in Germania, paese completamente liberalizzato, è un modello che funziona benissimo. E lo stesso Marchica ammette che, in un momento di forte crisi, la rete di distribuzione non può limitarsi alla vendita di giornali e riviste.

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