La Commissione Cultura della Camera ha proseguito ieri l’esame del decreto-legge editoria (AC. 5322).
Nel corso della seduta si è svolto un dibattito sulla possibilità di emendare il provvedimento. Pierfelice Zazzera (IDV) ha fatto presente che il provvedimento non risolve assolutamente tutti i problemi del settore, che, ha auspicato, verranno almeno affrontati in sede di esame dell’apposito disegno di legge recante la delega legislativa al Governo per il riordino dell’editoria. Ha osservato quindi come restino irrisolti molti problemi, come quello della dominanza sui mercati di alcune imprese editrici e del conflitto di interessi tra chi controlla contemporaneamente l’editoria dei quotidiani e i media radiotelevisivi. Dopo aver auspicato che lo Stato si ponga seriamente l’obiettivo di aiutare l’ingresso nel mercato di nuove imprese, anche mediante l’utilizzo dello strumento, molto efficace, del credito d’imposta, ha rilevato come vada sciolto il nodo fondamentale dei finanziamenti pubblici dei giornali dei partiti, nell’ottica di ridurre gli sprechi e di rendere più efficaci i controlli sull’erogazione dei finanziamenti. Ha invitato poi a rivedere la definizione di testata nazionale, quale requisito necessario per l’erogazione dei finanziamenti, nonché a rispettare, per le assunzioni di personale previste dal decreto, i livelli stabiliti dalla contrattazione nazionale del comparto. Dopo aver evidenziato come la certificazione delle copie vendute non possa essere affidata alle edicole, bensì ai distributori, che potrebbero assolvere tale compito molto più efficacemente, ha invitato a porre attenzione alle disposizioni recate dai commi 5-bis e 5-ter, dell’articolo 3, inserite nel corso dell’esame al Senato, che assegnano al web un ruolo più ampio di quello attuale. Ha osservato in proposito che sulla rete vengono distribuite informazioni, in realtà, prodotte da altre fonti. Ha lamentato, in conclusione, che il decreto-legge non potrà essere modificato, avendo l’effetto di soffocare un confronto su un tema così essenziale; del resto, il disegno di legge delega sulla riforma dell’editoria ha per effetto quello di espropriare il Parlamento di questo tema.
Giuseppe Giulietti (foto) dopo aver sottolineato che la richiesta del Parlamento di poter emendare il testo del decreto-legge non può essere elusa, ha ricordato al rappresentante del Governo il problema della mancanza parziale di copertura finanziaria del provvedimento, che espone le imprese editoriali al rischio che siano loro negati i finanziamenti bancari richiesti per proseguire l’attività. Ha poi chiesto al Governo quale sia la sua posizione sulla proposta di legge in materia di equa retribuzione dei giornalisti precari, approvata dalla Camera e attualmente in corso d’esame al Senato, nonché sulla proposta di legge recante la riforma dell’ordine dei giornalisti, anch’essa approvata dalla Camera e in corso di approvazione al Senato.
Emerenzio Barbieri (PDL) ha precisato, anche a nome di Enzo Carra (UDC), di essere favorevole al provvedimento solo a condizione che sia approvata la proposta di legge in materia di equa retribuzione dei giornalisti precari. Barbieri ha poi osservato come il decreto-legge in esame, anche a seguito delle modifiche apportate in Senato, presenti molti errori materiali che si dovrebbero correggere. Ha citato, ad esempio, l’articolo 1-bis, introdotto durante l’esame al Senato, che non dispone alcunché sulle pubblicazioni effettuate in Italia e diffuse all’estero, rischiando così che per esse siano illogicamente negati i contributi spettanti invece ai periodici italiani pubblicati all’estero. Similmente, al comma 4 del medesimo articolo, non viene indicato con quale atto sia nominata la commissione incaricata di accertare la sussistenza dei requisiti d’ammissione ai contributi e di deliberarne la liquidazione.
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