Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky critica il ddl diffamazione all’esame della commissione Giustizia del Senato sulla scia del caso Sallusti: “Neppure il fascismo – afferma in un’intervista a Repubblica – aveva previsto una disciplina del genere. Il codice penale prevede lo schermo del direttore responsabile e tutto, da allora, è riconducibile a quella figura. Nel momento in cui però si estende la responsabilità all’editore, allora il sistema di garanzie e di diritti, il delicato equilibrio che è alla base del diritto di informare e di essere informati rischia di essere compromesso”.
Nel caso specifico del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, afferma Zagrebelsky, “la pena detentiva è prevista dalla legge penale e il problema dell’adeguatezza della pena è annoso, non nuovo. Va detto però che nel caso dell’articolo in questione non si tratta di opinioni ma del’attribuzione di fatti determinati risultati palesemente falsi. Il reato consiste nell’omessa vigilanza circa un fatto che non riguarda la libertà di opinione. Si può discutere se il carcere sia la misura più appropriata”. E, secondo il costituzionalista, “siamo di fronte a una valutazione politica, di opportunità: stabilire se il carcere è adeguato, proporzionato o utile. La mia risposta è no, il carcere non è adeguato”. Meglio “una sanzione pecuniaria” e “l’intervento degli ordini professionali”.
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