Non sono bastati 140 milioni ai Del Vecchio per riuscire a convincere Elkann a cedergli il Gruppo Gedi. Ma ciò non vuol dire che al rampollo Agnelli sia tornata davvero la voglia di fare l’editore. È solo che, da quelle parti, preferiscono evidentemente continuare a ragionare con il gruppo Antenna vicino all’armatore greco Theo Kyriakou. La vicenda sembra essere finita con l’intervista che ha rilasciato Leonardo Del Vecchio al Sole 24 Ore a proposito dell’affare Gedi. Sfumato, a quanto pare. Ma nulla sembra vietare un ritorno di fiamma, chissà. Pure perché le voci che vorrebbero Repubblica in mani italiane si sono già alzate da tempo e lavorano, nemmeno troppo in sordina, perché le sorti di largo Fochetti non vengano decise ad Atene.
Del Vecchio ha riferito al Sole 24 Ore di aver “messo sul piatto 140 milioni per investire e rilevare il gruppo Gedi” e di averlo “fatto rispettando la tempistica dettata dall’offerente”. Invano. Eppure il giovane Del Vecchio sarebbe stato “pronto a rilanciare ancora”. E questo “perché questo investimento e il mio impegno personale nel realizzarlo è un gesto d’amore verso l’Italia, un atto di responsabilità verso il futuro”. Peccato, però, che “la proprietà di Gedi alla fine ha fatto una scelta diversa”. Del Vecchio ha parlato delle ragioni e dell’ispirazione che l’avrebbe mosso in veste di editore: “L’informazione – libera, plurale, indipendente – è un pilastro fondamentale per il futuro del nostro Paese. In un’epoca in cui algoritmo, velocità e superficialità rischiano di sostituire approfondimento e responsabilità, l’Italia deve conservare e rilanciare un patrimonio editoriale di qualità”.
La conferma che emerge dalla trattativa per il futuro del Gruppo Gedi. È che i giornali, sebbene “non li legga più nessuno”, continuano a rappresentare un asset strategico per le imprese e gli investitori. Altro che chiacchiere e populismo.
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