“Sono soddisfatto. Non poteva essere che al Senato giungesse un provvedimento da approvare ‘a scatola chiusa’ direttamente dalla Camera”. Il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli sottolinea il suo compiacimento per il colpo di freno al ddl intercettazioni che le recentissime prese di posizione del governo, per voce del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e dello stesso Senato, per tramite del presidente Renato Schifani avevano già ampiamente anticipato. Un colpo di freno che si traduce in uno slittamento a settembre dell’esame del ddl da parte dell’Aula del Senato e che ha trovato ufficializzazione oggi in commissione Giustizia con l’annunciata apertura a una serie di audizioni di rilievo al fine di superare ”i punti che meritano la dovuta attenzione”. Si tratta, secondo lo stesso Berselli, dell’applicabilità delle intercettazioni nei casi di “evidenti indizi di colpevolezza” ai reati di mafia ma non a quelli minori (“Spesso cono proprio questi la chiave d’accesso per aggredire i mafiosi”), alle sanzioni penali a editori e giornalisti (“Serve una gradualità di responsabilità: una cosa è un pubblico ufficiale che fa uscire le notizie, altro è il giornalista che fa il suo mestiere di informazione”).
Berselli è comunque categorico nel sottolineare come il “colpo di freno” non possa e non debba in alcun modo essere interpretato come una volontà, o anche solo un vago annuncio, di insabbiamento del provvedimento. “Il nostro obiettivo non è tirare per le lunghe con il ddl intercettazioni per non approvarlo – dichiara con forza – ma solo quello di migliorarlo. Il tema delle intercettazioni insomma è sentito e reale; che la soluzione sia il testo approvato dalla Camera o un altro è un’altra questione, ma senz’altro è un tema che va affrontato”.
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