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Crisi editoria. Le Associazioni degli editori scrivono a Napolitano a difesa del pluralismo dell’informazione

L’intero comparto del non profit, della stampa cattolica e dell’editoria cooperativistica, quella libera dai condizionamenti dei poteri economici e finanziari, è destinato a spegnere le sue tante voci.
Ecco quanto scritto dalla Dott. ssa bagnardi (Presidente File)

“Illustrissimo Signor Presidente, più volte Lei stesso ha richiamato l’attenzione del Parlamento sull’esigenza di tutelare il pluralismo nell’informazione, esplicitamente richiamato dall’articolo 21 della Carta Costituzionale e dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Un tema su cui anche il presidente Ciampi intervenne con il messaggio che inviò alle Camere il 23 luglio 2002 (inhttp://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=16110). Purtroppo, nonostante la delicatezza del tema e la necessità di affrontarlo con l’attenzione che lo stesso merita, il dibattito sul pluralismo si è esaurito in decreti legge sottoposti, spesso, a voti di fiducia in provvedimenti aventi ad oggetto altra materia. La legge 16 luglio 2012, n. 103, è stato un coraggioso tentativo da parte del legislatore di definire un periodo di transizione in attesa di una compiuta riforma, garantendo, comunque, un sistema differenziato d’informazione. L’esigenza di contenere la spesa pubblica ha portato ad un taglio delle risorse messe a disposizione del settore nel corso dell’ultimo decennio di oltre l’ottanta per cento. Nessun settore ha ricevuto un trattamento del genere. La continua erosione di risorse, unitamente alla crisi dello stesso modello dell’informazione su carta stampata, ha determinato nel corso di questi anni la chiusura di decine di quotidiani e centinaia di periodici, con ricadute importanti sia in termini occupazionali che di pluralismo. Ma la notizia è che in presenza delle risorse attualmente rese disponibili a favore dell’editoria non profit e cooperativistica, chiuderebbero tutti gli appartenenti a questa categoria. E l’elemento che desta maggiori perplessità è che ciò avvenga senza che si sia sviluppato nell’ambito delle Camere e del Paese stesso un dibattito serio sul tema del pluralismo e delle misure necessarie a garantirlo, limitando il perimetro culturale ed intellettuale di riferimento a numeri e tabelle. Concordiamo, e come non potremmo, con Lei nell’esigenza di coniugare sviluppo con rigore. Ma nella democrazia occorre anche valutare effetti di, ci auguriamo, azioni inconsapevoli sotto il profilo causale. Alla Camera è in corso la discussione di un disegno di legge avente ad oggetto l’abrogazione dei contributi all’editoria; il dibattito sta assumendo toni molto interessanti anche sotto il profilo del confronto tra posizioni divergenti che proprio nell’ambito del contraddittorio spesso convergono. Ma il rischio è che il dibattito si interromperà in quanto non sarà necessario abrogare il finanziamento pubblico al pluralismo, avendo già abrogato, attraverso l’ennesima falcidia delle risorse disponibili, il pluralismo. Le chiediamo, quindi, un incontro per condividere con Lei le nostre esperienze ed i timori sul rischio che gran parte dell’informazione di questo Paese scompaia, senza che di ciò ci sia stata consapevolezza. Voglia gradire, signor Presidente, i sensi della nostra più alta considerazione”.

Caterina Bagnardi Presidente File

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