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Tv locali, il Governo cerca soluzioni al problema delle interferenze

La fine dell’anno è vicina, ma il destino delle emittenti locali è ancora incerto. Entro il 31 dicembre dovranno essere liberate 76 frequenze del digitale terrestre che interferiscono con i segnali di paesi confinanti. Ma il Governo potrebbe concedere una proroga in attesa di una soluzione condivisa. Un passo in avanti rispetto alla minaccia di procedure coattive nel caso di mancato adempimento delle previsioni legislative.  Ma in sostanza  è difficile dipanare la matassa a causa dei numerosi interessi in gioco. L’assegnazione dei 76 mux alle emittenti locali è fonte di conflitto con l’Itu, che le aveva concesse a Slovenia, Croazia, Francia, Malta, Svizzera e San Marino. Per l’Italia, come sottolineato dal Sottosegretario Antonello Giacomelli, è impossibile mantenere questa situazione senza turbare la legalità internazionale. Il rischio è quella dell’ennesima procedura di infrazione di matrice europea.

Le soluzioni sul tavolo dell’Esecutivo

Il Governo è, perciò, alla ricerca di soluzioni per rendere meno gravi le perdite a cui sarà sottoposta l’emittenza locale. L’idea principale è quella di utilizzare i canali non assegnati nella procedura competitiva della scorsa primavera. Anche in questo caso c’è il veto dell’Europa, che spinge per l’assegnazione di questi mux agli operatori mobili. Altri rimedi, che prevedono la cooperazione tra gli operatori, sono stati illustrati recentemente da Giacomelli. L’Esecutivo si impegna a favorire la nascita di realtà consortili o il trasporto di frequenze su altre tv. Ma siamo sicuri che soluzioni come queste si possano attuare, considerando che a questa situazione ci si è arrivati anche per tutelare gli interessi dei big del settore radiotelevisivo?La saturazione dello spettro si sarebbe potuta evitare, assegnando con equità le frequenze disponibili. C’è poi la questione degli indennizzi, attualmente quantificati a 20 milioni di euro, per le reti che lasceranno i loro canali. Il Governo dovrebbe triplicare il volume dei risarcimenti per ripagare gli investimenti degli operatori, frutto della convinzione di mantenere le frequenze per venti anni. Al momento, però, lo stesso Giacomelli ammette che si faticano a trovare risorse aggiuntive. Sulla problematica è stata aperta una consultazione pubblica che durerà fino al 10 dicembre. La regione più colpita dal provvedimento è la Puglia, nella quale chiuderanno i battenti 30 emittenti locali. Circa un terzo delle tv presenti sul territorio pugliese interferisce con le frequenze assegnate a Croazia e Slovenia. Lo spegnimento dei canali, come del resto in tutta Italia, causerebbe pesanti ricadute sull’occupazione nel settore.

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