L’Agcom esprime soddisfazione per la sentenza della Corte Ue sul sistema italiano di equo compenso a cui dovranno sottostare i Big Tech a cominciare da Meta. L’autorità garante per le comunicazioni aveva “subito” da parte di Zuckerberg un ricorso per smontare la questione dei pagamenti. Che, invece, è stato a sua volta smontato dalla magistratura comunitaria. Una sentenza, quella pronunciata ieri dai giudici europei, che può davvero aprire, finalmente, un capitolo nuovo e dare ossigeno all’editoria. In Italia e in tutto il resto del Vecchio Continente.
In una nota, i commissari Agcom Laura Aria e Antonello Giacomelli hanno espresso “viva soddisfazione per la sentenza pronunciata oggi dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa relativa al sistema italiano di equo compenso per l’utilizzo online delle pubblicazioni giornalistiche”. Secondo loro “la decisione della Corte rappresenta un passaggio di rilievo nel processo di costruzione di un ecosistema digitale più equilibrato, nel quale i diritti degli editori e la sostenibilità dell’informazione trovino adeguata tutela”. Non è per niente una vicenda banale. È, anzi, il riconoscimento di un principio fondamentale. Che punta a dare (finalmente) un’architettura normativa a un mondo, come quello digitale, che è cresciuto e poi degenerato in oligopolio prosperando in un vero e proprio far west. Adesso tocca rendere realtà la questione. Meta ha detto di essere pronta a collaborare con le autorità italiane. “Esamineremo integralmente la decisione e collaboreremo in modo costruttivo quando la questione tornerà dinanzi ai tribunali italiani”, ha affermato un portavoce di Menlo Park. Secondo cui l’azienda ha accolto “con favore la conferma da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che l’articolo 15 costituisce un diritto esclusivo, e che non prevede alcun pagamento da parte dei provider quando questi non utilizzano pubblicazioni giornalistiche”.
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