La riunione annuale presso la Fieg dell’intera filiera industriale della carta – dalle macchine alla cartotecnica fino ai centri stampa e all’informazione su quotidiani e periodici – svela un ritardo clamoroso che rischia di cancellare un comparto industriale storico e di tutto rispetto. Ci si aspetterebbe, dai rappresentanti degli editori e della carta, proposte forti e innovative. Nulla di tutto ciò: le imprese si accontentano del mini-credito d’imposta sulla carta ottenuto nell’ultima finanziaria. E chiedono timidamente una nuova ‘legge Tremonti’ per detassare gli utili reinvestiti più altri incentivi fiscali. Insomma, le stesse identiche ricette che ci hanno portato alla situazione attuale.
Richieste che lasciano perplessa perfino la platea, che nel giro di domande a Carlo Malinconico (Fieg) e Paolo Culicchi (Assocarta) pone alcuni interrogativi elementari.
Che ne pensate del multimediale o del passaggio dei giornali sull’iPad? “L’iPad l’ho comprato a mia figlia di 15 anni ma in Italia non è la soluzione perchè siamo un paese di vecchi” (Nova, classe 1962).
Come si può migliorare il sistema delle edicole? “Devono essere più belle e accoglienti, a Milano in vista dell’expò pensiamo di trasformarle in punti wifi” (Malinconico).
L’assenza della banda larga ? “Nessun problema, tanto nessuno ha i soldi per farla”.
E quando Marco Mele de il Sole 24 Ore chiede se un mercato più aperto e non ostaggio dei grandi gruppi editoriali possa essere la ricetta per crescere, l’imbarazzo è palpabile. Carlo Malinconico si stringe nelle spalle: “Certo, ci piacerebbe una politica industriale e una programmazione da parte del governo”.
Massimo De Bellis
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