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Condé Nast decreta la chiusura di Wired Italia

Condé Nast “chiude” Wired Italia. Una mazzata, (quasi) a ciel sereno. La decisione, che è stata comunicata in una nota dai vertici aziendali del colosso editoriale internazionale, si baserebbe sulla presunta mancanza di redditività della rivista. La nota pubblicata dal Ceo Roger Lynch annuncia un piano di ristrutturazione aziendale. Che colpirà, tra le altre, anche l’edizione italiana della rivista. “Per Wired in Italia, stiamo pianificando anche una transizione verso una gestione editoriale più tradizionale”, si legge nel comunicato. Che prosegue: “Sebbene Wired rimanga un marchio globale forte, l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita negli altri mercati, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Medio Oriente, Giappone e Messico”. Ergo, c’è da salutarsi. Tuttavia “Wired Consulting e gli eventi dal vivo continueranno in tutta Europa, gestiti principalmente dal team nel Regno Unito”.

C’entra, naturalmente, pure l’intelligenza artificiale. E la nota lo ammette: “Stiamo inoltre apportando modifiche all’interno della nostra organizzazione tecnologica, in risposta al rapido progresso dell’intelligenza artificiale e al suo impatto sulla nostra capacità di innovare e sviluppare prodotti più velocemente”. E cioè? Semplice: “I team saranno ristrutturati per essere più agili e per collaborare più strettamente con i nostri marchi e clienti, riducendo gli ostacoli all’esecuzione”. La notizia è arrivata nella giornata di ieri, proprio mentre era in corso lo sciopero proclamato dalla Fnsi per chiedere il rinnovo di un contratto nazionale di lavoro scaduto ormai da dieci anni. Una mazzata, l’ennesima, che da Wired Italia si abbatte sul giornalismo nazionale.

Luca Esposito

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