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CON VOTO UNANIME LA COMMISSIONE CULTURA REINTEGRA IL FONDO ALL’EDITORIA

Mercoledì sera, in Commissione Cultura alla Camera, c’è stato un primo e importante segnale di ripensamento nella maggioranza e nel governo sul fronte editoria. Le cooperative e le imprese editoriali possono tirare un sospiro di sollievo. “Il governo deve ripristinare il diritto soggettivo per i contributi pubblici all’editoria e deve reintegrare i soldi tagliati all’informazione cooperativa, no profit e di partito: 142,3 milioni di euro per il 2009 e altrettanti per il 2010 e 100 per il 2011”. È questo il pronunciamento unanime della VII Commissione Cultura di Montecitorio che ha concluso l’esame della parte della Finanziaria di sua competenza (scuola, università, informazione, spettacolo e sport) approvandola con riserva. È un primo passo. Ora la palla passa alla Commissione Bilancio dove sarà difficile non tenere conto dell’intesa raggiunta finora tra tutti i gruppi parlamentari (Pd, Idv e An soprattutto) nella Commissione di merito.
“Finalmente un raggio di luce tra le nubi che si addensano sul mondo della cultura e dell’editoria”, ha affermato il senatore del Pd Vincenzo Vita. Commenti positivi sono stati lasciati anche dal deputato Giuseppe Giulietti e da Lelio Grassucci, presidente di Mediacoop: “Si tratta di un fatto importante. Anche se non è la soluzione dei nostri problemi. È importante perché la Commissione Cultura ha espresso, in questo modo, parere unanime sulla necessità che venga ripristinato il diritto soggettivo ai contributi reperendo altresì le risorse necessarie, che costituisce la premessa indispensabile per la tutela del pluralismo ed una riforma efficace del settore editoriale”.
Dalla capogruppo Emilina De Biasi all’ex sottosegretario all’editoria Richi Levi, il Pd ha fatto fronte compatto in Commissione rilevando che il dimezzamento dei fondi previsti per le imprese editoriali significherebbe, di fatto, la scomparsa si una pluralità di voci piccole e grandi, dal Manifesto alla Padania, da Avvenire a Liberazione. Una preoccupazione a cui anche il ministro Sandro Bondi, presente alla seduta in rappresentanza del governo non si è sottratto. “La carta stampata – dichiara in un’intervista al Foglio di ieri – rappresenta ciò che siamo oggi e pensiamo di noi stessi. È un abito civile e maturo che aiuta ad avere una più alta coscienza dei problemi sociali. Tutto questo va difeso e sostenuto perché è la base stessa della democrazia”.
Fabiana Cammarano

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