Preoccupazione e forti riserve sono state espresse dal Sindacato Giornalisti Cinematografici Italiani sull’istituzione della commissione Bondi per la valutazione dei film da finanziare anche “da un punto di vista etico o politico”. Per la stampa cinematografica italiana «che ha una tradizione di assoluta distanza da ogni forma di censura, anche amministrativa, è inaccettabile che esista un organismo deputato, secondo le anticipazioni diffuse in queste ultime ore – dice a nome del Direttivo il presidente del Sngci Laura Delli Colli – ad entrare nei contenuti di un’opera cinematografica, tanto più se orientato ad impedire racconti scomodi». «Oltre la comodità o scomodità di un film c’è il legittimo diritto di ogni autore a esprimere e difendere l’integrità del proprio racconto».
«Come – prosegue Laura Delli Colli – è altrettanto legittimo che il ministero esprima il punto di vista su il si o il no a un’opera da finanziare. Non è accettabile però che questo avvenga sulla base di una valutazione che si configura come una vera e propria forma di censura ideologica». Un elemento che a giudizio del sindacato pesa inevitabilmente anche sul caso dal quale è nato il dibattito di questi giorni, quello del film di Gianfranco Pannone Il Sol dell’Avvenire.
Proprio per esprimere la propria estraneità da ogni volontà censoria – si ricorda – gli iscritti al Sngci, oltre 350, tra cronisti, saggisti, e anche critici cinematografici italiani, non hanno mai accettato di far parte neanche delle commissioni di revisione cinematografica, che sono per legge il filtro amministrativo che regola i divieti ai minori per l’uscita dei film.
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