Intervista a Stefano Rodotà sulle violazioni della par condicio nella campagna elettorale per le elezioni in Sardegna.
Professore, esiste un caso Sardegna?
«La questione esiste sicuramente perché tutti sappiamo il ruolo fondamentale che i media svolgono nelle campagne elettorali e in un momento come questo diventa più evidente la responsabilità del Parlamento rispetto alla Commissione di Vigilanza».
Non c’è la commissione di vigilanza Rai, quindi non c’è regolamentazione. Ma esiste la legge 28 del 2000. Secondo lei l’Agcom ha potere di intervento anche sulla Rai?
«Malgrado le gravi responsabilità del Parlamento, non siamo in una giungla, come qualcuno vuole sostenere. La legge prevede una serie di interventi e di norme che stabiliscono alcuni principi e criteri che devono essere rispettati impudentemente dal fatto se ci sia stato o meno un intervento della Commissione di vigilanza. In ogni caso ritengo che i principi generali della legge, in presenza della lacuna determinata dal Parlamento, si possano estendere all’Autorità dandogli il potere di intervenire».
Ci sono i presupposti di mancato rispetto della par condicio per un intervento dell’Agcom?
«Alla luce dei comportamenti di alcune emittenti, soprattutto Mediaset,mi sembra ci siano delle violazioni ripetute della legge, perché ci sono una serie di specifiche norme che devono essere rispettate a prescindere dall’intervento della Vigilanza, che deve dare una disciplina di dettaglio. L’Autorità avendo provveduto a deliberare sul regolamento delle elezioni in Sardegna ha posto dei paletti, ma i comportamenti in contrasto ci sono e restano. Credo che ci siano i presupposti per un intervento dell’Autorità anche d’ufficio».
Altrimenti resta la segnalazione dei diretti interessati come ha fatto Gentiloni?
«Certo, l’articolo 10 è chiaro: le parti interessate, cioè i candidati, i partiti, possono chiedere un intervento immediato. È indispensabile che facciano sentire la loro voce, denunciando dettagliatamente tutte le irregolarità».
Arriviamo ai sondaggi, vietati nei quindici giorni precedenti il voto. Prima è possibile divulgarli in quale modo?
«Da domenica prossima sarà vietato divulgarli, chi lo farà violerà l’articolo 8 della legge 28 e l’Autorità è tenuta a intervenire. Ma chi li pubblica in questi giorni dovrebbe dare una serie di indicazioni da cui non si può prescindere, riferendo la composizione del campionario, chi ha commissionato il sondaggio e chi lo ha effettuato. Non mi sembra che Silvio Berlusconi stia rispettando la norma. Non si possono sparare cifre in questo modo». (Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
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